Senza vergogna: cori contro Morosini? 50.000 euro

Niente squalifiche del campo e nemmeno settori chiusi al Bentegodi. Solo una multa, per quanto pesante considerato il tariffario usuale del calcio italiano. I cori degli ultras del Verona contro la memoria di Piermario Morosini che hanno indignato l’Italia intera costano alla società 50.000 euro di multa e la diffida. Poco considerato il ribrezzo provocato dalla ventina di persone che si sono esibite nel corso della partita di Livorno e anche tenuto in considerazione il danno di immagine per il calcio italiano. Molto se si pensa che i cori di Juventus-Napoli e le devastazioni seguite sono state quotate la miseria di 7.000 euro.

Le pene esemplari evocate da tutti sull’onda dell’emozione sono state così trasformate nella solita multa all’italiana dal Giudice Sportivo della Lega di serie B che pure ha riconosciuta e messo nero su bianco la gravità del gesto. “Fatto grave e da censurare, oltre che moralmente, anche a livello sanzionatorio” si legge nel dispositivo pubblicato dove, però, viene scritto che “le sanzioni previste, pur se formalmente corrette, sarebbero eccessivamente penalizzanti nei confronti sia della quasi totalità della tifoseria del Verona… che ha manifestato il più ampio disprezzo per quanto accaduto, sia nei confronti della Società”.

Insomma le scuse rese dai dirigenti nell’immediato dopo-partita anche attraverso una nota ufficiale e una relazione inviata al Giudice Sportivo per spiegare come e perché il Verona si dissociava dall’atteggiamento dei suoi ultras sono valse un maxi-sconto. La pena giusta sarebbe stata la chiusura di uno o più settori del Bentegodi o la squalifica del campo ma, ha argomentato il Giudice Sportivo, “le sanzioni devono tendere a punire gli effettivi autori delle condotte illecite”.

Siccome la Digos ha individuato la ventina di autori dei cori (“sparuto gruppo”) e siccome provengono da vari settori abitualmente occupati al Bentegodi, dunque è inutile punire il Verona. Giusto? Forse sì guardando ai precedenti del calcio italiano. Certamente no se, come detto da più parti, si voleva dare il segnale di un cambiamento radicale. Niente di tutto ciò e anche il Livorno è stato trattato con i guanti bianchi: 7.000 euro per uno striscione contro i tifosi in possesso della tessera del tifoso e per due petardi lanciati in campo. Niente traccia del resto di un pomeriggio di vergogna che sarebbe bello non dimenticare. Come se non fosse accaduto.

Rimane il deferimento della Procura federale per il tecnico gialloblù Mandorlini per le incredibili dichiarazioni della vigilia. Il suo “odio Livorno” non è piaciuto a Palazzi e ai vertici di Figc e Lega. Pagherà con uno stop ma senza esagerare. E’ il tariffario del calcio italiano. La memoria di un ragazzo morto in campo vale 50.000 euro. L’indignazione può tornare a riposo.

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