Adesso per favore non assegnate quei Tour…

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Se è vero che la credibilità di uno sport si misura con i suoi risultati, la rinuncia alla difesa di Armstrong e la quasi certa cancellazione delle sue imprese sportive rischiano di essere per il ciclismo un colpo quasi mortale. Per sapere cosa accadrà al texano e ai suoi sette Tour de France vinti tra il 1999 e il 2005 che gli hanno riservato un posto nella leggenda bisognerà attendere che la burocrazia dell’Uci completi i suoi passi e le sue pratiche. Un processo che ci si augura porti alla decisione di non riassegnare quelle vittorie ‘maledette’ e che imbarazzano il ciclismo mondiale e lo sport in genere. Si può far scendere Armostrong dal podio per far salire al suo posto qualcuno inseguito al suo pari da ombre e sospetti? Non si può o, meglio, è opportuno che non si faccia ora che è chiaro nella sua evidenza come un’intera generazione del ciclismo sia difficilmente classificabile come ‘pulita’. Il rischio è punire l’indifendibile Lance e renderlo capro espiatorio rifiutandosi di guardare al problema nel suo complesso e consegnando alla storia vincitori quanto mai finti. Al contrario, lasciare quelle 7 caselle vuote e con esse anche senza padrone le altre gare tolte al texano, sarà operazione dolorosa ma di autocoscienza. Uno sport, il ciclismo, che ammette di aver vissuto  un’epoca artificiale e chiede di ripartire da zero.

Così facendo la maledizione che ha colpito il Tour de France e le grandi corse a tappe avrebbe compimento. Basta scorrere gli albi d’oro per essere attraversati da un brivido. Negli ultimi 15 anni ben 10 volte il podio sotto i Campi Elisi è stato cancellato da sentenze legate al doping. Non è avvenuto solo nel 2007 e nel 2009 con le vittorie di Contador (cui però è stato cancellato il successo del 2010) e nelle ultime due edizioni con Evans (2011) e Wiggins (2012). Sempre che non succeda qualcosa.

Tolti i sette trionfi di Armstrong, anche lo statunitense Floyd Landis (primo nel 2006) fu squalificato per testosterone lasciando la vittoria allo spagnolo Oscar Pereiro. Nel 2008 venne cancellato il terzo posto di Kohl e nel 2005 quello di Ullrich. Manca il 1998, primo anno della serie, con podio lasciato indenne ma edizione travolta dallo ‘scandalo Festina’.

Al Giro d’Italia è andata meglio. Cancellata la vittoria di Contador nel 2011 e stravolto il podio del 2009: fuori Di Luca (due positività alla CERA) e Pellizzotti (2 anni di squalifica) dentro Sastre e Basso alle spalle di Menchov. Cinque tappe di Petacchi nel 2007 sono state cancellate retroattivamente. Senza dimenticare l’esclusione di Pantani lanciato alla conferma in rosa nel 1999 per un valore troppo alto dell’ematocrito. La Vuelta ha subito lo sfregio della squalifica per EPO di Roberto Heras nel 2005. Non uno qualunque: aveva appena conquistato la quarta vittoria generale, la terza complessiva.

Ecco, se la credibilità di uno sport si misura dal suo albo d’oro il ciclismo ha più di qualcosa da temere. E se ora Armstrong è destinato a perdere i suoi sette Tour de France occhio a chi raccoglierebbe le maglie gialle (e i premi) lasciati dal texano. Tre volte (2000, 2001 e 2003) il secondo è stato il tedesco Ian Ullrich la cui carriera è terminata con una squalifica per doping che ha cancellato tutti i suoi risultati dal 1° maggio 2005 in poi.

Nel 1999 sul podio dietro a Lance era finito, invece, lo svizzero Alex Zulle che solo un anno prima era stato coinvolto nel ‘doping di squadra’ dell Festina e aveva ammesso uso di EPO (8 mesi di squalifica poi graziata). Nel 2005 il secondo era stato il nostro Ivan Basso che due anni più tardi sarebbe stato fermato perché coinvolto nell’Operacion Puerto e reo confesso di autoemotrasfusioni malgrado nessun controllo lo avesse mai trovato positivo. Kloden (2004) finì in un’inchiesta per una presunta autoemostrasfusione al Tour del 2006. Il basco Beloki (2002) è uno dei nomi coinvolti nell’Operacion Puerto pur senza essere sanzionato in un clima di polemiche e sospetti.

Molto poco per festeggiare nuovi vincitori dei Tour tolti ad Armstrong. Abbastanza per tornare a riflettere sulla credibilità del ciclismo. Un problema che in questi anni si sono posti in maniera pressante anche sponsor, investitori e televisioni. Le tedesche Ard e Zdf nel 2007 arrivarono a oscurare il Tour. Poi la ruota ha cominciato a girare, ma l’affaire Armstrong rischia di essere un nuovo duro colpo.

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