La corsa contro il tempo del calcio italiano: “La politica non dimentichi la legge sugli stadi…”

L’appello di Barbara Berlusconi sembra caduto nel vuoto. Tra primarie, candidature nate e morte nel giro di una notte e infinite discussioni sulla legge elettorale anche la legislatura del governo dei tecnici sta andando a concludersi. Manca qualcosa? Manca tutto per il mondo del calcio italiano. Manca la legge sugli stadi che giace lì in Senato e sembra non volersi muovere tanto da lasciar sospettare che manchi la volontà politica (oltre all’attenzione) di farle fare l’ultimo passetto, quello decisivo. Il presidente della Lega Maurizio Beretta sceglie A tempo di Sport su Radio 24 per un ultimo appello.

Presidente Beretta ha il timore che si arrivi alle elezioni senza averla approvata?

“Purtroppo il timore c’è anche se mi auguro, condividendo l’appello di Barbara Berlusconi, che ci possa essere un sussulto. In fondo basta mezza giornata di lavori in Senato per arrivare all’approvazione”

Sta mancando la volontà politica di approvarla?

“Il momento giusto non c’è mai stato perché abbiamo dovuto sempre fare un lavoro in salita contro ogni logica. A parole sembra che gli stadi li vogliano tutti, ma quando arriviamo al come fare per renderlo possibile abbiamo avuto fuggi fuggi incomprensibili. Penso che il testo attuale sia equilibrato e che consentirebbe di fare impianti all’altezza di quelli europei senza costare un euro al cittadino”

Lei ci crede ancora?

“A rischio di passare per ingenuo voglio ancora sperare che, poiché tecnicamente l’approvazione è possibile in pochissime ore di lavoro, si possa fare. Non è un tassello ma la pietra miliare che serve per proiettare il calcio italiano nel futuro”

Senza quali conseguenze per il calcio italiano?

“I dati dicono che nei Paesi in cui ci sono stadi di nuova generazione e di proprietà gli introiti rappresentano un terzo del fatturato. In Italia siamo a meno della metà. La verità è che se non si approva questa norma noi costruiamo un meccanismo che allarga il divario di risorse economiche e sportive tra le squadre italiane e quelle degli altri paesi”

Il che tradotto in soldoni significa condannarsi a un futuro di ridimensionamento tecnico e, di conseguenza, economico. Come se non bastasse la crisi…

“Mi chiedo e lo faccio in maniera serena: è quello che vogliamo? Vogliamo penalizzare le grandi squadre del calcio italiano per piccoli distinguo sui meccanismi tecnici della legge o vogliamo chiudere questa legislatura con una norma che consenta nei prossimi anni un percorso con i club impegnati a costruire condizioni di equilibrio economico? Mi auguro che si decida anche in zona Cesarini uno scatto vincente per tutto il sistema. Ricordo che le società di A trasferiscono cento milioni di euro alle altre serie…”

Basterà per svegliare i senatori già proiettati verso la campagna elettorale?

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