Lo scandaloso silenzio dell’Aic sul caso-Sneijder

Sono passate 72 ore dalle parole di Branca che ha reso pubblica la rottura tra Inter e Sneijder in nome di un contratto legittimamente firmato dalle parti e che l’olandese (spalleggiato dal suo entourage) non si sogna nemmeno di spalmare. 72 ore di assordante silenzio da parte dell’Aic e dei suoi vertici. Il telefonino di Damiano Tommasi suona libero senza risposta. Evidentemente il numero uno del sindacato calciatori non ha nulla da dire sulla vicenda. Il suo vice, Umberto Calcagno, si è limitato a spiegare che “bisogna rifarsi alle dichiarazioni di Branca” e, dunque, i rapporti con il calciatore “sono ottimi”. Come chiedere a uno chef se il suo piatto è buono o no… Perché che qualcosa non funzioni tra l’Inter e Sneijder è alla luce del sole e che la situazione rischi di diventare esplosiva non appena lo staff di Sneijder avrà messo piede in Italia è abbastanza prevedibile.

E’ vero che Wes si allena con la prima squadra ad Appiano Gentile e così facendo la forma è salva. Però l’affannosa corsa a mettere il cappello sulla decisione di non avvalersi delle sue prestazioni messa in scena da Stramaccioni prima e dopo la partita di Parma assomigliano tanto a una ‘excusatio non petita’ che equivale a un manifesto atto di autoaccusa. Tanto più che sentire un tecnico dire che il giocatore più pagato della serie A (e fino a prova contraria uno dei pochi top player ancora rimasti in Italia) non fa parte della sua “formazione migliore”, e poi ascoltarlo lamentarsi perché “con un uomo in più a centrocampo” la partita (persa) poteva cambiare, provoca un seppure lieve senso di straniamento.

Davvero nessuno ha da dire nulla sul trattamento che l’Inter riserva a Sneijder? Non si tratta di discutere se la società faccia bene a chiedere, anche con forza, la rinegoziazione di un accordo ormai fuori mercato. E nemmeno di cadere nella facile ironia spiegando che Wes e moglie potranno serenamente arrivare alla fine del mese anche con soli 4 milioni netti garantiti.

No, il punto è diverso. Un anno fa l’AIC ha condotto una battaglia sacrosanta in nome del diritto dei calciatori a non essere considerati merce di scambio. Era l’articolo 18 della categoria ed è stato difeso. Ora serve che sulla vicenda dell’olandese siano cancellate le ombre. Non tanto per Sneijder quanto per tutti gli altri. Se accade così a un giocatore di fama e visibilità mondiale, cosa mai succederà in serie B o Lega Pro dove i riflettori sono meno accesi?

E poi c’è un senso di profonda ingiustizia in tutto questo. In un passato nemmeno troppo remoto altre società e altri presidenti sono stati messi alla gogna per il modo di condurre le relazioni industriali all’interno del club. Pensiamo a Lotito e alle vicende Pandev, Ledesma e oggi Diakitè. Oppure alle critiche mosse alla Juventus per il limbo riservato ad Amauri, Iaquinta e Grosso. Storie non troppo diverse da quella di oggi. Senza voler tornare indietro fino agli atti del processo-Gea e alle ‘pressioni’ su alcuni calciatori. Davvero non c’è nessuno che abbia voglia di dire qualcosa?

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