La ricetta di Dan: “Armani, Scariolo, Hendrix. Io dico che…”

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Guarda la sua Olimpia da lontano ma con l’occhio di sempre. Quello di un uomo che ama i colori biancorossi e non resiste al fascino della storia, ma che al tempo stesso sa essere spietato nel giudicare le difficoltà e gli errori del presente. Dan Peterson non si tira indietro se gli si chiede di analizzare il momento dell’EA7, fuori (quasi) dall’Europa e indietro in campionato, in rotta con il pubblico e ufficialmente nel mirino di chi, come Giorgio Armani, in quattro anni e mezzo ci ha messo di suo quasi 80 milioni di euro e comincia a spazientirsi.

Coach Peterson ne parla a Radio24 e prova a dare le carte e qualche consiglio agli amici di sempre.

Milano può rialzarsi da questo momenti di crisi profonda?

“Assolutamente sì. Pensiamo ai playoff che sono lontani ancora qualche mese. Per eliminare Milano una squadra dovrà batterla per quattro volte e non lo vedo possibile. Credo che Milano sarà una squadra formidabile durante i playoff anche se in questo momento sta attraversando una fase difficilissima”

Come ne esce?

“Devono mettersi alle spalle la delusione per essere fuori dall’Eurolega, pensare a qualificarsi per la Coppa Italia, fare la Final Eight e rimontare in classifica per entrare nei playoff. Un giorno per volta”

Scariolo è ancora il tecnico giusto?

“Io sono un tifoso di Scariolo, volevo lui a Milano quando mi è stato chiesto un parere nel 2011. Ho detto allora che speravo in un suo arrivo e lo confermo. Guardiamo al suo record. Ha fatto finali con sette diverse squadre di club e vinto due titoli europei con la Spagna. Difficile trovargli difetti. Sta attraversando un periodo terrificante e deve risolverlo ma è una persona di grande capacità e intelligenza”

Avrà il tempo necessario per cambiare le cose?

“E’ chiaro che deve succedere qualcosa e anche in fretta”

Gli serve una figura che lo affianchi più forte di quelle che ci sono adesso in società?

“Voglio spezzare una lancia per Livio Proli. Non avesse gli impegni da capo delle aziende di Armani sarebbe un dirigente come Minucci a Siena. Ha grandi capacità”

Facciamo il gioco della torre tra i tanti (presunti) campioni dell’Armani?

“Non mi piace fare il gioco della torre: va o resta…”

Però in tanti stanno deludendo, a partire da Hendrix. Il suo tempo è scaduto?

“Deve fare di più. Un anno fa a Tel Aviv dalla panchina dava un buon contributo. Deve rendere di più. Non esiste che giochi 6 minuti e faccia 5 falli”

C’è un problema di qualità del gruppo? Poca personalità, poco attaccamento?

“Impossibile sparare così nel mucchio e sputare sentenze. Le cose sono diverse da quando io allenavo negli anni Ottanta. Allora era più facile fare gruppo, oggi ogni giocatore è una specie di multinazionale. Ci sono difficoltà oggettive a gestire un gruppo così”

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