Io non sono Ibarbo

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Eravamo tutti Boateng e ci siamo fermati lì. Perché quattro giorni di indignazione sono stati sufficienti per convincerci che è meglio tirare dritto comunque e se venerdì eravamo tutti Boateng (titolo della Gazzetta dello Sport), con altrettanta certezza oggi in pochi siamo Ibarbo. No, niente solidarietà se non in poche righe. Grande imbarazzo e una passata di bianchetto sui buoni propositi di nemmeno una settimana fa. Come se la rimozione fosse stata anche più veloce del previsto.  

Che differenze ci sono tra i buuu razzisti di Busto Arsizio e quelli dell’Olimpico? Poche, forse nessuna. Erano quattro idioti lì e lo stesso vale per la curva Nord della Lazio. Il resto dello stadio si è dissociato allora così come capitato per Ibarbo e anche la reazione non è stata poi tanto differente perché là Boateng ha preso e se n’è andato e qui il direttore generale del Cagliari (non il magazziniere) ha minacciato di farlo.

Eppure tutto questo viene trattato con grande imbarazzo e misura (nel senso di poche righe e centimetri quadrati di pagina) sui principali quotidiani. Gli stessi che nemmeno cento ore fa si lanciavano in crociate anche spericolate come ha ben spiegato il Viminale chiarendo che a decidere sarà sempre e comunque il responsabile dell’ordine pubblico.

I buu razzisti dell’Olimpico vengono declassati così a un modo per “mettere sotto pressione Ibarbo” dal Corriere della Sera (pag. 39 e 26 righe in tutto col resoconto di quanto accaduto) e addirittura trasformati in “… sindrome Pro Patria..” da Tuttosport (pag. 4, 16 righe in taglio basso) molto più concentrato sull’aiutino di Orsato alla Lazio.

Su Repubblica lo spazio maggiore, seppure a pagina 56: mezzo articolo e la considerazione più corretta: “Di sicuro c’è bisogno di norme certe per regolamentare questo tipo di situazioni. Oltre a quelle necessarie affinché certe manifestazioni di inciviltà scompaiano completamente dai nostri stadi”.

Prime pagine? Giusto le tre parole che vedete nella foto sulla Gazzetta dello Sport che per il resto sceglie il basso profilo: 8 righe (otto!) in coda al pezzo sulla partita a pagina 8. Fa meglio il Corriere dello Sport che dedica un titolo a pagina 2 mischiandolo però agli striscioni della Nord contro Zarate.

No, davvero. Non siamo tutti Ibarbo e non solo perché all’Olimpico la gara è andata avanti tra imbarazzi e “conciliaboli avvilenti” (cit. Corriere della Sera), ma perché essere tutti Ibarbo oggi avrebbe significato dover ammettere che si è esagerato in retorica ieri. Operazione troppo difficile. Meglio allora un po’ di maquillage e il razzismo può anche diventare ‘sindrome’. Tutto in fretta. Forse troppo.

Per leggere la lettera aperta a Boateng (“Il razzismo è una cosa seria”) e condividerla clicca qui

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Comments

  1. Cosa avrebbe dovuto fare Ibarbo ,come Boateng uscire dal campo,in campionato è difficile per tante ragioni ,però puoi andare in qualunque Nazione ,ma l’ignoranza esiste dapertutto ….La ns Federazione deve prendere provvedimenti a prescindere..

  2. Maria Cristina Bocchetta says:

    Molto semplice …. IL Cagliari non è il Milan … Possibile che il Cagliari e la Sardegna, siano sempre discriminate al livello nazionale? Manco a farlo apposta nella bandiera che rappresenta la mia regione ci sono quattro mori bendati …. Sarà una coincidenza?

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  1. […] Per leggere e far girare la lettera aperta a Boateng “Il razzismo è una cosa seria” clicca qui   Per leggere l’articolo “Io non sono Ibarbo” clicca qui […]

  2. […] Se vuoi leggere l’articolo sulla disparità di trattamento mediatico tra Boateng e Ibarbo clicca qui […]

  3. […] Se vuoi leggere l’articolo sulla disparità di trattamento mediatico tra Boateng e Ibarbo clicca qui […]

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