Ma un’altra assenteista in Parlamento ci serve?

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La scelta di Valentina Vezzali di candidarsi con Mario Monti per entrare in Parlamento è stata salutata con plauso unanime dal mondo dello sport. Valentina è un monumento, una delle facce belle e pulite del nostro Paese e non c’entra nulla se in passato aveva dimostrato anche apertamente simpatie politiche per Berlusconi. A tutti è lecito cambiare idea. Quello che lascia perplesso semmai è l’annuncio che non intende abbandonare l’attività agonistica e il progetto di essere in pedana anche alle Olimpiadi di Rio de Janeiro dell’estate 2016.

Valentina Vezzali non è certamente la prima sportiva a scendere in politica. La differenza è che di solito il cambio di ruolo avviene a fine carriera o, al massimo, impegnandosi in contesti più vicini alla propria attività agonistica. La schermitrice, invece, ha puntato subito forte. Fosse eletta dovrebbe immaginare un impegno full time a Roma per essere presente in Parlamento.

In questo momento la jesina è in attesa del secondo figlio che nascerà nella primavera del 2013. Dopo la prima gravidanza la Vezzali tornò in pedana nel giro di tre mesi. Ora, vista anche l’età, potrebbe prendersela più comoda. Ma siccome ha detto di voler arrivare fino ai Giochi del 2016 è impensabile che a partire almeno dal 2014 non debba studiare un piano di allenamenti e gare che la mantenga all’altissimo livello cui si è abituata.

Del resto la concorrenza interna è agguerritissima. Sarebbe pensabile un premio alla carriera a Rio pur in assenza di garanzie tecniche lasciando fuori una collega competitiva? No. Dunque se la Vezzali vuole andare alle Olimpiadi del 2016 dovrà vivere due anni intensi in giro per il mondo e immersa negli allenamenti. Qualcosa di incompatibile con l’attività di un Parlamentare a meno che lei non voglia farlo alla pari di tanti politici degli ultimi decenni che si sono distinti per assenteismo.

Per spiegare quale sia la vita che attende la Vezzali nella lunga preparazione pre-Olimpiadi ecco un’intervista rilasciata nella scorsa estate prima di Londra 2012. Valentina raccontava i suoi sacrifici. Senatore Monti, presidente Petrucci: leggete e riflettete.

“Sacrifici? E’ cosi. Ma Senza quelli non sarei diventata la campionessa che sono diventata. Ancora adesso mi alleno sei ore al giorno, tra palestra, nuoto, atletica leggera e pedana. Sport diversi che servono a creare un’armonia muscolare per noi schermidori che, quando gareggiamo, sollecitiamo alcune parti del corpo a scapito di altre. Quattro  giorni la settimana sono a tirar di fioretto nella palestra di Jesi, la città in cui sono nata. Gli altri due, di solito il martedi e il giovedi, vado a Terni  dove abita il mio maestro di scherma, Giulio Tomasini. Prendo l’auto e  percorro duecento chilometri ad andare, duecento a tornare. Ma tutto questo non avrebbe senso se i risultati non arrivassero più. Certo, rispetto a quando avevo vent’anni, dopo una gara,  per recuperare le energie  impiego anche una settimana, mentre prima mi bastavano un paio di  giorni. Ma a mollare non ci penso proprio”.

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