La Lega di Lotito. Juve e Inter fuori da tutto

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Sono servite sei votazioni e anche nelle ultime ore i toni sono stati alti fino quasi alla lite. La Lega di Serie A, però, ha deciso e in sella rimane (almeno sino a giugno) il presidente uscente Maurizio Beretta. L’ha spuntata lui che un mese fa sembrava tagliato fuori dopo l’endorsement di Andrea Agnelli che si era sbilanciato per Abodi ma, soprattutto, aveva pregato nemmeno troppo gentilmente, Beretta di farsi da parte. La linea del numero uno della Juventus è stata sconfessata clamorosamente e il calcio italiano, diviso e litigioso come tradizione, ha scoperto di avere un vero padrone.

Il suo nome è Claudio Lotito, presidente della Lazio e regista dell’operazione-Beretta. Mentre gli altri club si dividevano tra i sostenitori di Abodi e quelli di Simonelli senza mai superare le 11 preferenze ben lontane da quota 14, Lotito ha tessuto la tela.

Un mese fa aveva sparato a zero contro Abodi minacciando anche di sollevare un problema giuridico. Poi ha atteso che Simonelli uscisse allo scoperto per essere bocciato. Infine, con l’assemblea paralizzata, ha convinto tutti che non esisteva altra soluzione di una proroga per Beretta che si tiene anche il doppio incarico da manager di Unicredit e che ha fatto valere i risultati comunque ottenuti nell’ultimo anno, dall’accordo collettivo con l’Aic al nuovo contratto televisivo da 1 miliardo di euro a stagione in un momento di forte crisi.

Ha vinto, si è preso la carica di consigliere in Figc insieme a Pulvirenti del Catania, e ha dimostrato di essere politicamente più forte rispetto a tante big. Ha fatto pesare l’alleanza con Galliani (Milan) cui è andata la vice presidenza e il consiglio uscito da due mesi di campagna elettorale permanente rispecchia gli attuali rapporti di forza.

Dentro, insieme a Lazio e Milan, una big come il Napoli (De Laurentiis) e una schiera di medio-piccole: Palermo (Lo Monaco), Torino (Cairo), Cagliari (Cellino), Parma (Ghirardi), Guaraldi (Bologna), Percassi (Atalanta), Preziosi (Genoa) e Gino Pozzo (Udinese).

Fuori Juventus, Inter, Roma, Siena, Pescara e Sampdoria oltre alla Fiorentina che si erano schierate per il cambiamento alla guida della Lega. Un dato clamoroso considerato che le prime tre da sole assommano il 54,3% dei tifosi italiani (dato tratto dall’Osservatorio Demos 2011) e insieme a Fiorentina e Samp arrivano al 70%.

Una marea di persone senza rappresentanza diretta nella stanza dei bottoni. Se vogliamo una vera e propria anomalia che rischia di consegnare il calcio italiano a mesi di paralisi e contrapposizioni. Agnelli, il grande sconfitto, ha già dichiarato guerra: “La Juventus è fuori dalle dinamiche con cui si è costruito questo consiglio e questo governo. Sono dinamiche figlie di un continuo mercanteggiare su posizioni e la Juve non ci sta. Non è corretto che nella formazione del governo del calcio ci si scambino poltrone per arrivare al consenso. La cosa positiva è che finalmente la Lega è riuscita a darsi un governo e questo, visto che negli ultimi mesi non ci eravamo riusciti, è sicuramente un passo avanti. Il problema è che questo governo rappresenta il 30 percento del calcio italiano e troverà molte difficoltà”.

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