La partita lunga 84 giorni

CALCIO: LEGA; RIPRESA ASSEMBLEA ELETTIVASeguimi su Twitter e Facebook

Alla fine Cellino ha avuto ragione. O, meglio, come dicono i maligni, ha incassato la prima cambiale della rielezione di Beretta a presidente della Lega che lo ha portato nel Consiglio in rappresentanza del suo Cagliari. Nemmeno tre ore dall’esito dello scrutinio e il calendario della Coppa Italia è stato riscritto per non andare contro il numero uno sardo che aveva dichiarato guerra al sistema calcio per la decisione di spostare al 27 febbraio la gara di campionato contro la Roma.

La vicenda è nota. La partita in programma all’Olimpico era stata anticipata al 1° febbraio per lasciare lo stadio poi libero per il Sei Nazioni. Solo che la qualificazione della Roma alle semifinali di Coppa Italia (ritorno il 30 gennaio a San Siro contro l’Inter) aveva imposto lo slittamento a fine febbraio.

“Atto gravissimo che rischia di falsare la competizione” aveva scritto Cellino in un comunicato di fuoco, insensibile a precedenti e forte – non senza ragione – del fatto che se un club non ha lo stadio disponibile al massimo deve giocare in campo neutro esattamente come capitato al suo Cagliari contro la Juventus.

Alla fine la Lega Calcio gli ha dato ragione, ma il rimedio è peggio del guaio iniziale. Roma-Cagliari di campionato resta in cartellone il 1° febbraio ore 20,45 e a traslocare è la gara di ritorno della Coppa Italia. Quando? Esattamente 84 giorni dopo quella d’andata: 23 gennaio – 17 aprile. Altro che regolarità di una manifestazione…

E in Lega incrociano le dita che all’Inter non venga in mente di andare avanti in Europa League. Accadesse sarebbe un vero guaio perché andrebbe a occupare l’unico buco libero tra quarti e semifinali, costringendo i nerazzurri a un tour de force di 4 partite (Cagliari-Roma in Coppa Italia-Parma e semifinale d’andata) in 11 giorni alla faccia del tifo comune per le italiane in Europa.

Non si hanno notizie di proteste da parte dell’Inter. Solo un generico comunicato di Angelomario Moratti sulla conferma di Beretta: “È indicativo che tre delle quattro società più importanti d’Italia siano fuori dal Consiglio di Lega. Questo è un pericolo per la crescita. Con la conferma di Beretta noi ci auguriamo che si facciano le riforme che devono essere fatte. Stiamo lì e aspettiamo”. Del resto nel nuovo Consiglio Cellino c’è, Moratti no e nemmeno la Roma. Costretti a guardare dal buco della serratura.

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