Le lacrime di Lance

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 “Quando questa storia è iniziata ho visto mio figlio Luke difendermi davanti ai compagni di scuola dicendo: ‘quello che dite di mio padre non è vero’ “. Lacrime finalmente sincere, segno di pentimento. Lance Armstrong è tornato uomo nella seconda parte dell’intervista-confessione ad Oprah Winfrey. Lo ha fatto in un unico passaggio parlando dei figli.

“In quel momento ho capito che avrei dovuto dirglielo: lui non me l’ha mai chiesto, si fidava di me”. Anche i robot hanno un sentimento e non solo il calcolo spietato di cercare di tornare nel mondo dello sport da cui sono stati sbattuti fuori con vergogna.

“Ho dovuto spiegarglielo durante le vacanze di Natale. Gli ho detto: ‘ho sempre negato tutto ma voglio dirti che è tutto vero’. Luke, mio figlio, e le sue sorelle non hanno detto molto, hanno accettato la mia confessione. Ho detto a Luke ‘non difendermi piu’. Lui è stato calmo e maturo. Mi ha detto ‘ti voglio bene, sei mio padre, questa cosa non cambierà nulla’. Grazie al cielo Luke assomiglia più a Kristin che a me”.

Armstrong l’uomo ha cercato di spiegare quanto questa vicenda gli abbia sconvolto la vita e gli affetti: “Mia moglie Kristin? Una donna veramente intelligente, che crede nella verità e nell’onestà. Avevamo una visione diversa in tante cose, lei sapeva come stavano le cose, anche se non proprio tutto. Forse a volte preferiva non chiedere nulla. A lei ho chiesto la sua benedizione per il mio rientro in gara. Mi ha detto di farlo ma con la promessa che non mi sarei dopato, e io non l’avrei mai delusa. Quando sono tornato al Tour ho dovuto accettare il risultato, sono stato battuto da due corridori che erano migliori di me”.

Quanto ha perso anche economicamente? “75 milioni di dollari in un giorno. Soldi che non ritornano più. Ma non sto confessando per questo”. La speranza è tornare in qualche modo a competere: “Egoisticamente spero che la squalifica venga cancellta, che ma non credo che realisticamente possa succedere… Vorrei tornare a competere, non al Tour. Mi piacerebbe per esempio correre la maratona di Chicago quando avrà 50 anni. La competizione mi piace troppo ma non sto confessando per questo”.

Poi ancora negazioni sui rapporti con l’Uci, le donazioni, il momento (“Il peggiore che ho vissuto” dice) in cui gli viene chiesto di abbandonare Livestrong, l’umiliazione degli sponsor che lo abbandonano. ‘Hai subito una punizione giusta?’ gli viene chiesto. E lui: “Meritavo di essere punito, non merito la pena di morte. Ho avuto una vita complicata, non è certo una scusa, adesso mi sto curando, sto anche vedendo uno psicologo. Se ho rimpianti? Certo. Questo è solo il primo passo, pago un prezzo alto ma lo merito”.

Per leggere la prima parte della confessione-choc di Armstrong clicca qui

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