Cade un altro ‘pentito’. Anche Gianello inattendibile

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Un altro pentito con la patente di non credibile. Un altro pezzo di scommessopoli che cade. La lettura delle motivazioni con cui la Corte di Giustizia Federale ha assolto in appello il Napoli cancellato la penalizzazione di 2 punti e restituendo al campo Grava e Cannavaro, è un colpo (l’ennesimo) all’impianto delle inchieste sul calcioscommesse.

Che i giudici della Corte avessero creduto alle tesi del Napoli era chiaro dalla sentenza. Ora però viene messo nero su bianco che nemmeno Gianello (dopo Gervasoni e in parte Carobbio) è persona credibile quando racconta i retroscena che hanno portato in primo grado la Disciplinare a condannare i partenopei.

“Ciò che la Corte senza esitazioni rileva non è solo l’oscillante, fragile impianto
delle molteplici parole di Gianello ed il loro procedere in forma ondulatoria e, per ciò solo, non degna della solida, necessaria credibilità” si legge nelle motivazioni che sono state depositate e contro le quali la Procura federale non potrà fare appello davanti al Tnas.

Palazzi era già parso in difficoltà davanti alla Corte. Ora l’indagine, almeno negli atti trasmessi alla Giustizia sportiva, viene demolita in tutti i suoi capisaldi. I giudici parlano infatti di “genericità dei discorsi di Gianello (ove mai effettivamente pronunciati: ciò di cui, per le ragioni prima indicate, non si è ottenuta alcuna appena sufficiente prova) su genesi, obiettivi, vantaggi della proposta illecita era di per sé sintomo certo della mancanza di attitudine a generare negli eventuali
destinatari qualsiasi forma di consapevole adesione o di reale assunzione di impegno illecito”

“assoluta indeterminatezza probatoria la tesi che, quali che fossero i discorsi rivolti da Gianello a Grava e Cannavaro – e sempre che tali discorsi concernenti il risultato della gara e le prestazioni dei suoi compagni di squadra fossero intervenuti –, questi abbiano potuto – o avrebbero
dovuto, usando l’ordinaria diligenza – percepirli come animati da, ed orientati ad, un fine illecito”.

Ecco le motivazioni della sentenza della Corte di Giustizia federale sul Napoli

CORTE GIUSTIZIA FEDERALE SUL NAPOLI

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