Armani, 100 milioni per un sogno e il timore di Milano

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Cosa succederebbe a Milano se Giorgio Armani, stufo di figuracce, decidesse di smetterla di investire montagne di soldi sul basket? Accadrebbe, forse, quello che è già accaduto nell’estate del 2004 quando solo una manifestazione di piazza e l’interessamento di uomini di buona volontà (a partire dallo stesso Armani) consentirono all’Olimpia di non abdicare alla sua gloriosa storia. Il rischio è enorme e c’è da chiedersi se il patron più munifico del basket italiano non si sia stancato di spendere molto e non vincere nulla.

I conti dell’impegno di Giorgio Armani nell’Olimpia sono presto fatti. Dall’estate del 2004 alla fine della stagione 2012-2013 i suoi investimenti come sponsor e proprietario hanno sfiorato i 100 milioni di euro. Risultati? Quattro sconfitte in finale di cui tre contro Siena senza storia, tre semifinali e due quarti di cui quello con Scariolo in panchina e una squadra costruita per raccogliere l’eredità Mps arrivato in fondo all’annata più deludente di tutte.

Quasi 100 milioni di euro per nulla o quasi. Il prezzo di una passione smisurata che è da sola motore per uno sport che a Milano, se Armani sparisse, probabilmente non troverebbe un erede capace di sostenerla. Il marchio della moda ha messo 23 milioni di euro nelle prime quattro stagioni come sponsor e, secondo quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, altri 69 tra acquisizione della società nel giugno del 2008, aumenti di capitale a copertura dei debiti e piani sportivi per i cinque campionati successivi.

Se la Milano del basket si è potuta permettere di dimenticare gli stenti dell’era Corbelli e i timori di abbandono con cessione del diritto sportivo il merito è solo di Armani. La stima è che, al momento dell’acquisto, la Pallacanestro Olimpia avesse debiti per circa 8 milioni di euro.

Nelle ultime due stagioni e mezzo il budget è stato imponente: 42 milioni di euro. La stessa scelta di Sergio Scariolo doveva essere garanzia di serietà nella costruzione di un progetto finalmente vincente nel momento in cui Siena, travolta dalla crisi della Monte dei Paschi che ha impoverito la città toscana e tutte le sue espressioni sportive, non pareva in grado di perpetuare il suo dominio.

E’ stato un calvario. La stagione regolare è partita malissimo e si è risollevata solo nel girone di ritorno. L’Eurolega ha riservato la solita cocente eliminazione prima della fase ad eliminazione diretta. Forum spesso semi deserto (addirittura la media pubblico più bassa tra tutte le partecipanti all’Eurolega), tifosi in rivolta contro Scariolo, squadra colpevole di figuracce casalinghe da arrossire. I playoff non hanno regalato il miracolo e ora Armani dovrà nuovamente cancellare la delusione e decidere come ripartire. Molto cambierà, in tanti se ne andranno. L’unico che non può farlo è lui. Milano non può permettersi di riportare le lancette dell’orologio al 2 giugno 2004.

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