Se il negro non è Balotelli

Razzismo Cus TorinoSeguimi su Twitter e Facebook

La storia viene da Torino ed è stata raccontata da La Stampa con lo spazio che merita perché spiega bene quanto sia ancora lungo e difficile il cammino per rendere lo sport italiano, prima ancora che la società, impermeabile ai miasmi del razzismo. Protagonisti due ragazzini di 13 anni sul palcoscenico di una sfida di basket giovanile senza alcuna tensione o contesto degradato.

Da una parte il Cus Torino e dall’altra, addirittura, il Don Bosco Crocetta la cui palestra è quella storica dell’oratorio salesiano che a Torino e non solo ha visto passare migliaia di ragazzi in cerca di educazione prima ancora che di un futuro agonistico.

Un insulto sbagliato a un avversario (“Zitto, negro”), la reazione con la maglia strattonata e l’espulsione per entrambi. L’aggravante a fine partita della protesta, che viene raccontata come insistente e scomposta, da parte del dirigente accompagnatore della squadra del ragazzino che si è reso protagonista dell’insulto a sfondo razzista. Non un dirigente qualsiasi, ma un consigliere regionale piemontese appassionato di basket e pure assente nell’istante della doppia espulsione ma arrivato al momento giusto per lamentarsi con gli arbitri.

La (piccola) giustizia sportiva del (piccolo) campionato di pallacanestro under13 torinese ha trattato l’episodio come da regolamento: sospensione per il dirigente, 3 giornate di squalifica all’insultante e una al ragazzo preso di mira che adesso, però, si ribella e vorrebbe che quella sanzione fosse cancellata.

Ha ragione? No. Ha torto. Sul campo avrebbe dovuto tenere i nervi a posto ed evitare di strattonare l’avversario maleducato e (un po’) razzista. Però è difficile non sentirsi solidali con lui. Nel coro di voci ipocrite che accompagna il dibattito Balotelli sì-Balotelli no, infatti, ben poche si sono levate per spiegare cosa si può fare e cosa invece è vietato.

Dopo la presa di posizione di Boateng a Busto Arsizio si è capito che molto è lecito, ma non per tutti. Che c’è stadio e stadio, giocatore e giocatore, insulto e insulto. Facile per un ragazzino perdere di vista la differenza tra una reazione accettabile e una che non lo è, tra il legittimo rifiuto di sentirsi diverso per il colore della pelle e un gesto che costa una sanzione. Questione di modelli e quello che lo sport italiano sta proponendo in questi mesi è sbagliato. Come spesso accade. Purtroppo.

Annunci

Comments

  1. carmine furfari says:

    Prima di pubblicare notizie incomplete e senza avere cercato la verità vi invito a non pubblicare informazioni parziali e senza attenzioni verso i minorenni. Per altre info vi iinvito a contwttarmi alla mail indicata cosi da poter osservare la notizia in modo completo. Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: