Il codice etico di Osvaldo

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La formula scelta da Prandelli per escludere Osvaldo dalla convocazione azzurra e fargli saltare la vetrina della Confederations Cup è politicamente corretta. Via da Coverciano non per la lite con Andreazzoli (in fondo un reato d’opinione molto comune negli spogliatoi di tutto il mondo), ma per aver disertato la premiazione della Coppa Italia “senza il permesso della società”.

Colpa gravissima evidentemente. O, forse, pretesto per far fuori un giocatore caratterialmente scomodo e che già nei mesi scorsi aveva creato imbarazzi al ct per i suoi comportamenti nella Roma.

Peccato che quella motivazione così politically correct nasconda in sé anche il germe dell’ipocrisia. La ragione è duplice. Da una parte c’è la sgradevole sensazione che, secondo Prandelli, saltare una premiazione sia in fondo lecito se ad ordinarlo è la tua società. Dall’altra pesa il precedente di Pechino (11 agosto 2012) quando era stato il Napoli ad andarsene dal campo lasciando la Juventus da sola a ritirare la Supecoppa.

Cosa era accaduto la scorsa estate? Prandelli aveva criticato a parole, ma senza calcare la mano, l’atteggiamento del Napoli: “Ho visto alle Olimpiadi accettare da grandi atleti le sconfitte nel modo giusto. Ci possono essere momenti e occasioni per le rimostranze, ma mai bisognerebbe mancare di rispetto nei confronti degli avversari, di chi ospita un evento e di chi vi assiste”.

Nell’amichevole di Ferragosto contro l’Inghilterra i napoletani non erano convocabili per evidenti ragioni logistiche. Il 3 settembre, però, nella lista per la doppia sfida di qualificazione contro Bulgaria e Malta c’erano i soliti De Sanctis e Maggio e la new entry Insigne. Insomma, nessuna censura causa premiazione saltata malgrado le polemiche ben più furenti di quelle che hanno accompagnato il gesto di Osvaldo.

Due pesi e due misure. Il sospetto viene forte. Osvaldo paga e non è detto che sia un errore. Ma la motivazione di Prandelli fa a pugni con la logica. Molto meglio dire che l’attaccante stava a casa perché con i suoi atteggiamenti aveva offeso il suo allenatore. Sarebbe stato più coerente.

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