Berlusconi-Allegri: vincitori e vinti

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Non è stata una recita e la lunghezza del vertice che ha  rimesso Allegri sulla panchina del Milan lo dimostra. Non è stato un teatrino, ma un confronto duro in cui il tecnico è stato più volte a un passo dall’addio ma, alla fine, la scelta di confermarlo è stata di Silvio Berlusconi. Passo indietro? No. Riflessione attenta sui rischi di un cambio che l’ambiente, prima ancora che una parte consistente della società stessa, non avrebbe capito e che avrebbe esposto l’erede designato (Seedorf) al vento delle critiche e dello scetticismo alla prima difficoltà.Il presidente ha usato 138 parole nel comunicato ufficiale apparso sul sito per spiegare la decisione di confermare Allegri. Parole calibrate una a una per riprendersi il suo Milan, dettare la linea e mettere i paletti in vista della prossima stagione. Nessun altro ha parlato. Restare con Allegri sarebbe stato interpretato da tutti come una vittoria personale di Galliani e la resa di Berlusconi che però, mettendoci la faccia e ammettendo pubblicamente che non si è trattato di una finta ma di un vero e proprio chiarimento, ha sparigliato le carte.

Alla fine il Milan ha fatto come voleva Galliani, ma alla maniera di Berlusconi. Non solo una questione stilistica. Ecco perché il divorzio non si è consumato e come cambieranno i rapporti all’interno della società e a Milanello:

1 – ALLEGRI SALVATO DAI RISULTATI

Al di là di ogni tattica è stato l’argomento forte speso da Galliani in quasi un mese di mediazione tra Berlusconi e il tecnico. Era convinto del lavoro di Max e la rincorsa fino al preliminare Champions (vale circa 30 milioni di euro) gli ha fornito un argomento inattaccabile anche dal presidente.

2 – APPOGGIO DI SPOGLIATOIO E PUBBLICO

Berlusconi è presidente intelligente e attento anche al consenso. Allegri ne godeva a livello plebiscitario all’interno della squadra e, dopo molte critiche, aveva coagulato intorno a sé anche la simpatia della gente. Il comunicato della Curva Sud in suo appoggio è stata solo la conferma sulla posizione dei tifosi.

3 – PERPLESSITA’ SU SEEDORF

Si poteva mettere in mano a un (ancora) giocatore senza esperienza in panchina una squadra come il Milan il 3 giugno con soli due mesi e mezzo prima del preliminare? No, non si poteva. Seedorf rimane destinato un giorno ad allenare il Milan perché il feeling con Berlusconi è intatto, però le incognite erano eccessive. Non ha entusiasmato nemmeno l’idea di doverlo pagare da big (3,5 milioni netti) quando sarebbe stato solo un debuttante.

4 – LA RIVINCITA DI GALLIANI

13 gennaio 2012 – 2 giugno 2013. In queste due date l’ad rossonero ha vissuto la sua parabola. Dalla figuraccia a Londra con in mano i contratti di Pato (cessione) e Tevez (acquisto) alla conferma di Allegri frutto della sua tenacia. In queste settimane si è detto che l’arrivo di Seedorf lo avrebbe spinto ai margini del Milan. Se era vero la resa dei conti è rinviata.

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Comments

  1. blanc et noir says:

    la cosa più allucinante mi sembra però il ruolo politico che ancora svolge questa persona che non è capace nemmeno di licenziare un suo dipendente dopo essersi abbondantemente sputtanato in tal senso. forse se non ci riescono i giudici si potrebbe provare con una bella perizia psichiatrica. basterebbe fargli quel test dove bisogna dire cosa si vede in certe figure strane e penso che il più sarebbe fatto.

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