L’oro di Napoli

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Vendere Cavani per allestire una squadra scudetto. Un passo che Aurelio De Laurentiis ha in mente e che Benitez ha condiviso sin dai primi colloqui, credendo ciecamente che la rosa già a disposizione di Mazzarri, senza il Matador ma con un altro attaccante di primo livello e una serie di rinforzi adeguati, possa essere competitiva anche nei confronti di Juventus e Milan.

La serenità con cui il presidente del Napoli sta vivendo la vicenda Cavani si spiega così. E’ in una botte di ferro che si è costruito con intelligenza un anno fa, facendo sottoscrivere all’uruguaiano il rinnovo di contratto con prolungamento fino al 2017 e vincolandone la partenza a una clausola rescissoria altissima ma non impossibile.

Un modo per costringere gli acquirenti a pagare (63 milioni netti più 4 di contributi Fifa) senza poter troppo trattare eventuali sconti. Mossa vincente perché oggi De Laurentiis si trova in mano una potenziale plusvalenza record da oltre 50 milioni di euro. Cavani fu pagato 18 milioni nel luglio del 2010 con la formula del prestito con diritto di riscatto: oggi pesa sul bilancio poco più di 7 milioni e oltre quella cifra il Napoli avrà in mano un tesoro da reinvestire.

Non sarà l’unica fonte di approvvigionamento. Al 30 giugno 2012 il club ha chiuso il sesto esercizio in attivo consecutivo con un utile di 14,7 milioni di euro. Merito dei ricavi della Champions League 2011-2012 che sono mancati in quella successiva, ma la plusvalenza per la cessione di Lavezzi (31,6 milioni di euro) consentirà di chiudere bene anche il bilancio 2012-2013.

Poi scatteranno di nuovo i bonus Uefa che nella prossima stagione faranno piovere una cascata di milioni su De Laurentiis che avrà ampissimi margini di manovra sul mercato, forte anche di un rapporto tra fatturato e stipendi che è a livelli da Bundesliga: 38,3% per un totale di 57,8 milioni di euro.

Leggere i numeri può annoiare, ma è utile per capire come il presidente del Napoli non mente quando promette ai tifosi che reinvestirà completamente la clausola incassata da Cavani per rendere più forte la squadra. Non ha alcuna controindicazione a farlo e nessun debito da onorare. E’ una delle poche società italiane con liquidità disponibile e un progetto sportivo vincente.

Ha detto Galliani parlando degli sbilanci di questo mercato: “E’ facile comprare i grandi giocatori: basta presentarsi con i contanti in tasca, poi superi un po’ di concorrenza ed è fatta”. Vero solo in parte e l’esperienza del Napoli lo dimostra. Lorenzo Insigne, che è uno dei giovani più promettenti, è costato solo 2.000 euro e già oggi vale almeno 12 milioni (seimila volte tanto).

Non ha vinto nulla negli ultimi tre anni, ma se i numeri hanno un senso solo Milan (234) e Juventus (229) hanno raccolto più dei 209 punti fatti da Mazzarri che ha battuto Udinese (196), Lazio (189), Inter (188) e Roma (181). Quanto serve per colmare il gap con lo scudetto? Potrebbero bastarne 5-6 in più rispetto ai 78 di quest’anno. La scommessa non è impossibile. De Laurentiis (e Benitez) lo hanno capito.

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