Se il basket copia (il peggio) dal calcio

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I playoff di questa stagione stanno offrendo una visibilità unica al basket italiano. Serie tiratissime ed emozionanti, la formula al meglio delle 7 partite che ha moltiplicato partite ed esauriti nei palazzetti costruendo una seconda parte di stagione ricca quasi come la prima. Attenzione dei media come non si vedeva da tempo. Tutto bello, insomma, se non fosse per la cornice in cui parte di questo spettacolo è andato in scena.

Quello che è accaduto a Siena (gara 6) e Varese (gara 7) non può essere rubricato a semplice clima da playoff. C’è un campanello d’allarme che suona e che deve essere ascoltato per evitare che, nel momento di massima visibilità, il basket mutui il peggio dal calcio italiano perdendo un’occasione meravigliosa per fare il salto di qualità.

Vedere le scene (ecco qui il video tratto dal profilo Facebook di Msb Tv) dell’arrivo dei giocatori di Siena a Masnago, ascoltare gli insulti di alcune centinaia di facinorosi e respirarne il clima vagamente razzista è istruttivo della temperatura oltre i livelli di guardia in cui si è disputata la serie di semifinale tra Siena e Varese. Senza entrare nel merito dei fischi contestati e del metro arbitrale che ha caratterizzato i playoff, non è possibile che anche intorno a un palazzo dello sport si debba assistere allo spiegamento di polizia in assetto anti sommossa.

Gara 7 è stata interrotta per qualche minuto a 40 secondi dalla fine con Siena avanti di 8 punti per lancio di oggetti in campo. Era già accaduto in gara 6 a campi invertiti con l’aggravante di un fotografo colpito al volto dalle monetine e costretto in ospedale per mettere due punti di sutura. Il pullman di Siena è stato accolto a monetine a Masnago con parabrezza scheggiato. I tifosi toscani hanno potuto lasciare l’impianto solo all’una di notte perché le forze dell’ordine non si fidavano a farli avviare per le strade di Varese.

Il rito dell’aggressione non è stato risparmiato nemmeno a un giornalista della Rai che adesso chiede spiegazioni alla Lega Basket e minaccia: “Visto il pesante clima di intimidazione che accompagna il finale della stagione” scrive la tv di Stato “Raisport si riserva, in assenza di adeguate risposte e delle necessarie misure, di ricorrere all’uso delle telecronache “off tube” da studio, denunciando sin da ora l’impossibilità di svolgere il proprio compito con serenità e sicurezza”.

No ragazzi, così non va e il mondo del basket non può far finta di niente. I pasticci combinati nella vicenda delle squalifiche di Hackett e Brown prima confermate e poi cancellate non possono essere un alibi alla stupidità. Lo stesso vale per i (presunti) errori dei fischietti e nemmeno per le polemiche sulla fede cestistica del procuratore federale con minaccia di querele e veleni sparsi.

Così non va ed è meglio correre ai ripari prima della serie finale tra Siena e Roma che promette di essere uno spettacolo memorabile. Intervenire subito e correggere la rotta. Inaccettabile un referto come quello del giudice sportivo dopo gara 7. Sakota squalificato per 3 turni e 2 partite a porte chiuse per Varese “per offese collettive frequenti del pubblico agli arbitri, nonché nei confronti di tesserati ben individuati , per lancio di oggetti non contundenti collettivo e frequente colpendo (palle di carta), per lancio di sputi collettivo e frequente colpendo, per lancio di oggetti contundenti collettivo frequente (monete, accendini e bottiglie piene d’acqua) colpendo senza danno, che provocava la temporanea sospensione della gara per 4 minuti”. La Procura federale deciderà in merito alla vergogna dell’arrivo al palazzetto.

Era andata male anche a Siena per gara6. Il referto recitava così: “Montepaschi Siena: ammenda di Euro 3.000,00 per uso di strumenti sonori (trombe), anche in prossimità della panchina della squadra ospite diretto a disturbarne le attività; per offese collettive frequenti del pubblico agli arbitri; per lancio di oggetti non contundenti (chewingum) collettivo e sporadico, colpendo; per lancio di sputi isolato e sporadico, colpendo; per lancio di oggetti contundenti (monete) collettivo sporadico, senza colpire”. Robe da stadio.

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