Italia e basta

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Per fortuna che la Confederations dura solo due settimane e poi si potrà tornare a respirare. Meno male, perché il diluvio di titoli e notizie sullo sbarco di Mario Balotelli in Brasile, manco fosse l’atterraggio di Armstrong sulla Luna, sta assumendo forme e proporzioni paradossali e anche un po’ preoccupanti. Già era poco sopportabile l’etichetta giornalistica di Ital-Juve appiccicata addosso al gruppo arrivato alla finale dell’Europeo (salvo poi farla tornare Italia e basta un minuto dopo la lezione spagnola di Kiev). Adesso la nostra nazionale è diventata Ital-Balo e basta.

Proprio così. Balotelli e altri dieci, parafrasando il motto usato da molti allenatori quando devono spiegare ai propri giocatori che c’è la stella intorno a cui ruota tutto e il resto del gruppo che deve mettersi a disposizione. Un po’ quello che sta accadendo all’Italia, anche causa cattive condizioni fisiche da finale di stagione. Questi, però, sono problemi di Prandelli e al limite anche scelte lecite di un tecnico.

Più surreale (e pericolosa) appare la corsa giornalistica a scaricare sulle spalle di SuperMario il peso dell’intera spedizione azzurra. Davvero l’Italia è solo Balotelli più altri dieci? Davvero la vigilia dell’esordio contro il Messico può essere circoscritta agli umori, peraltro spesso instabili, di un ragazzo che in fondo “va in campo per puntare al nono gol in azzurro” (sommario Gazzetta sotto il titolone a due pagine ‘Mario, Messico senza nuvole’)?

Davvero si aiuta il processo di identificazione nella nazionale usando più righe per spiegare che lui è il “moschettiere migliore proprio come D’Artagnan” che per discutere di tattica? Per non parlare dell’imprescindibile aggiornamento sugli spostamenti della fidanzata Fanny, cui è stato dedicato un box addirittura per mostrarne l’anello di fidanzamento, data in arrivo in Brasile “per corroborare lo spirito di Mario” dal momento che “di sicuro può aiutarlo a reggere meglio la pressione”.

Ecco, l’Ital-Balo non convince e, soprattutto, ha il difetto di rischiare di non piacere ad almeno metà dei tifosi di quella che dovrebbe essere la squadra di tutti. Lui è un personaggio al limite e non è impossibile prevedere che in molti non riescano ad identificarsi nei suoi modi di fare. Tutti pronti a salire sul carro del vincitore come tradizione, ovviamente. Ma sarebbe paradossale che da quel carro – in caso di sconfitta – un minuto dopo scendessero quelli che oggi lo usano per fare marketing alle spalle della nazionale. Paradossale. Ma certo, se non dovesse andare bene.

PS – Riflessione postuma sui tempi (belli) in cui la nazionale ‘tirava’ e basta senza bisogno di aiutino. Evidentemente non accade più se non nelle  grandissime occasione e, possibilmente, dalle semifinali in poi. L’Ital-Balo è un po’ marketing un po’ corsa dietro alla moda del momento e oggi l’azzurro è il colore delle parentesi tra una polemica e l’altra. Da solo non regge. Ecco perché serve il doping dell’etichetta a tutti i costi.

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