Il Brasile che brucia contro il pallone

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C’è un Brasile che si ribella al calcio, non vuole il Mondiale e contesta gli investimento sostenuti dal governo per organizzare Confederations, Coppa del Mondo e Olimpiadi nel 2016, gli appuntamenti che accenderanno i riflettori sul Paese nei prossimi tre anni. Una protesta che sta dilagando intorno agli stadi dove si gioca la Confederations e che trova ancora poco spazio sui grandi media europei.

Come ogni rivolta che si rispetti, la miccia è stata accesa da un evento in fondo marginale come l’aumento deciso dal Governo del costo del biglietto dei autobus: da 3 a 3,2 rial che equivale a 7 centesimi di euro in più. Tanto è bastato come pretesto perché la protesta esplodesse assumendo anche tratti di violenza e devastazione come le immagini testimoniano.

Chi manifesta si chiede perché il Brasile, paese attraversato da contraddizioni sociali ancora eccessive, destini risorse così ingenti al calcio e alla vetrina dello sport in generale piuttosto che occuparsi di sanità e welfare. Protesta a sfondo politico e che si innesta nella situazione complessa interna.

In ogni caso vale la pena guardarle queste immagini che ancora faticano ad arrivare su tv e giornali europei. Sarà un tema caldo anche tra un anno, quando gli occhi di tutto il mondo saranno sul Brasile per oltre un mese.

 

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