I 12 che tentarono l’impresa di vestirsi da Mou

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Più che pacificatore o guida discreta di uno spogliatoio spaccato in fazioni contrapposte, Carlo Ancelotti dovrà essere un vincitore se vorrà che la sua avventura sulla panchina del Real Madrid duri di più e finisca meglio rispetto a quelle degli altri eredi di Mourinho, tecnici arrivati dopo lo Special One e che si sono consumati nel tentativo di farlo dimenticare. Impresa che dovrebbe essere meno complicata a Madrid di quanto lo sia stata a Oporto, Milano o Londra ma che sempre impresa resta.

Il ‘post mourinhismo’, come lo hanno definito gli spagnoli, è arte difficile quanto camminare sospesi su un filo sottile. In tanti sono caduti, trasformando le stagioni dopo Mou in tragedie sportive e macchie sulle proprie carriere. Ripercorrerle è utile esercizio per chi ora si cimenta.

Al Porto Mourinho se ne andò da campione d’Europa nell’estate del 2004. Via dalla porta di servizio, contestato dai tifosi e adorato dal gruppo che nella stagione successiva naufragò. La panchina passò da Gigi Delneri, Victor Fernàndez e José Couceiro. I risultati? Battuto dal Valencia nella Supercoppa Europea, secondo in campionato, fuori agli ottavi in Champions e malissimo nella Coppa del Portogallo. Uniche consolazioni la Supercoppa del Portogallo e il mondiale per Club. Poco. Troppo poco.

L’avventura al Chelsea terminò con le dimissioni del 20 settembre 2007. Dopo di lui Avram Grant che si arrampica fino alla finale di Champions League a Mosca ma cade causa scivolone di Terry ai rigori. Nella stagione successiva, la prima completa senza Mou, si alternano in tre: Scolari, Ray Wilkins e Guus Hiddink. Unico successo: la FA Cup.

Le difficoltà dell’Inter post-Mou sono note a tutti e fresche. Dentro Benitez che dura fino a Natale (campione del Mondo dopo aver perso la Supercoppa Europa contro l’Atletico Madrid), poi Leonardo che prova a rimontare il Milan ma perde il derby decisivo e finisce male anche nei quarti di Champions contro lo Schalke04. L’anno dopo va anche peggio: Gasperini, Ranieri e Stramaccioni.

Provando a metterli in fila fanno 12 allenatori che nei tre club si sono misurati nell’eredità impossibile del portoghese nei 18 mesi successivi alla sua partenza. Un numero impressionante e che Ancelotti non può non tenere in considerazione ora che comincia la sua avventura sulla panchina del Real Madrid.

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