Se Pantani fosse stato spagnolo…

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E così Marco Pantani quasi certamente sarà cancellato dalla storia del Tour de France. Equiparato a un Lance Armstrong qualsiasi, cacciato via da albo d’oro e ricordi come un reietto lui che, unico o quasi in mezzo alla generazione degli anni Novanta, arrivò al tragico epilogo della sua carriera senza mai cadere nella rete dei controlli antidoping. Accadrà perché i francesi sono in fase di revisionismo storico spinto e la terribile vicenda di Armstrong li ha convinti di aver socchiuso gli occhi troppo a lungo.

Il 18 luglio verrà reso noto l’elenco dei controlli postumi sulle provette di quel 1998 e, quasi certamente, i reprobi saranno cancellati dall’albo d’oro che in quella edizione mitica per noi italiani significò il ritorno del tricolore sul gradino più alto del podio sotto i Campi Elisi.

E’ giusto tutto questo? In linea di pura teoria è un discorso che ci può anche stare. In fondo Armstrong si è visto togliere le sette vittorie consecutive e tutto il resto dei suoi successi, perché non dovrebbe capitare anche al Pirata? C’è un però in questa storia ed è pesante come un macigno. Intanto il texano era reo confesso (seppure dopo essere stato incastrato dall’Usada) e quindi nessun’altra controprova serve per accertare la sua colpevolezza. Colpa grande e pena ancora maggiore perché Lance ha incarnato anche un simbolo negli anni in cui ha dominato sulle strade di Francia.

La seconda differenza sostanziale ci porta dritti in Spagna e alle aule del Tribunale che ha sentenziato la reità del dottor Fuentes lasciando, però, intatto il muro di omertà intorno alla pratica del doping nel paese che sta vincendo tutto sia a livello individuale che di squadra. C’erano 200 sacche ancora in attesa di padrone e per la prima volta anche la Federciclismo iberica aveva mostrato interesse nel fare chiarezza.

Sarebbe bastato poco. Sarebbe bastato che un giudice lo chiedesse a Fuentes sul banco degli imputati o che semplicemente consegnassero quelle sacche alle autorità sportive. Non è successa né l’una né l’altra cosa. Anzi. Quelle sacche devono essere distrutte perché non ci sia una doppia verità. Ecco, quello che non funziona nella voglia di cancellare il passato che toglierà Pantani dall’albo d’oro del Tour è proprio questa doppia velocità con cui lo sport occidentale continua a combattere la lotta al doping.

Inaccettabile processare nuovamente il Pirata da morto (senza alcun contraddittorio) e celebrare i vivi che se la sono cavata meglio di altri. Inaccettabile come gli sguardi imbarazzati che accompagnarono il successo olimpico di Vinokourov. Primo sul traguardo di Londra e tutto intorno occhi bassi per evitare di incrociarli con quelli compromessi e chiacchierati dell’uzbeko.

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Comments

  1. Sembra che noi italiani proviamo grande goduria ad essere bistrattati sportivamente,culturalmente e politicamente

  2. blanc et noir says:

    me è esagerato chiamarla vergogna nazionale (una della tante)? e come in tutte le grandi vergogne sportive quelli della rosea stanno invischiati fino al collo e sicuramente saranno i primi a godere del provvedimento. abbiamo già dimenticato il buon candido tuonare selvaggiamente e ipocritamente contro il pirata dall’alto del suo moralismo d’accatto? e spianare così la strada all’epilogo auspicato ( e più gradito?). ecco, la rosea e i telefonici, il putridume di milano che assieme ai parassiti di roma metastasizza lo sport italiano.

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