Moratti&Thohir: così l’Inter sarà indonesiana

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Per cercare di capire cosa stia accadendo intorno e dentro l’Inter in queste settimane di fibrillazioni e trattative c’è un solo modo: seguire il filo dei soldi e delle parole, che spesso si intrecciano e ogni tanto disegnano traiettorie e progetti che durano lo spazio di qualche giorno per poi trasformarsi in qualcosa di diverso. Non tempo perso, ma passaggi obbligati per arrivare a una soluzione che ad oggi tutti i protagonisti di questa vicenda, a partire da Massimo Moratti ed Erick Thohir, ritengono l’epilogo logico e giusto.Il punto di partenza, infatti, è che per Moratti l’ipotesi di uscire in maniera soft dall’Inter è una tentazione difficile da respingere. Dal febbraio 1995, giorno dell’acquisto da Ernesto Pellegrini, a oggi l’erede di Angelo Moratti ha speso di tasca sua oltre un miliardo di euro per coprire la quasi totali dei 1.160 milioni di euro di versamenti e aumenti di capitale che hanno garantito continuità all’azienda-Inter. Una montagna di soldi che ha tenuto in vita il sogno di ripetere le vittorie del padre e che è stata alimentata dai ricchi dividenti della Saras oltre che dai soldi incassati dalla quotazione in Borsa della primavera del 2006 finita anche sotto l’occhio della Procura di Milano.

Oggi che la crisi internazionale ha ridotto drasticamente il flusso di denaro dall’azienda di famiglia e il calcio è diventato un’avventura sempre più costosa e sempre meno vincente, con una società e una squadra da rifondare dopo il quinquennio di trionfi seguito a Calciopoli, Moratti si è trovato a un bivio in cui l’unica opzione da scegliere è condividere il peso economico dell’Inter e, se necessario, anche fare un passo indietro. Ecco perché Banca Lazard ha avuto l’incarico di cercare nuovi soci e compratori e – dopo i tentativi cinesi e russi – il magnate indonesiano Thohir ha avuto modo di iniziare una vera e propria trattativa per entrare nelle stanze di Corso Vittorio Emanuele.

Quanto vale oggi l’Inter? Secondo l’offerta di Thohir intorno ai 300 milioni di euro. Nel primo assalto (respinto) l’80% veniva valutato 260 milioni di euro con la possibilità di salire a 280-300 per la totalità delle azioni. Ora che Moratti ha aperto ma, per il momento, solo alla cessione di una quota di minoranza con vincolo a scendere sotto il 50% entro un paio di anni, la cifra sul tavolo è scesa intorno ai 120 milioni di euro che garantirebbero a Thohir di avere subito il 40% delle azioni e di poter mettere i suoi uomini nel cda lasciando però intatto il management almeno per le prossime stagioni.

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