La guerra di Antonio

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Conte non fa altro che compiere il suo mestiere quando, come capitato in questa calda settimana di fine luglio, con la scusa di festeggiare il suo 44° compleanno spara pallettoni contro avversari veri o immaginari. Serve tenere alta la tensione e il tecnico della Juventus lo sa. La pancia piena è un pericolo concreto e la concorrenza si è certamente rinforzata e qualificata rispetto alla stagione scorsa. Dunque tutto bene. Anche che alcuni passaggi della sua intervista contengano una serie di ‘bugie’ e inesattezze da mettere i brividi per chi ha vissuto la storia della Juventus negli ultimi vent’anni.

In fondo Conte non è molto diverso da Mourinho che il ‘rumore dei nemici’ andava a cercarselo, fin quasi a crearlo artificialmente le poche volte che non c’era, al solo scopo di compattare i suoi e l’ambiente che lo circondava. Conte è il nuovo Mourinho e non a caso i due si stimano e non lo hanno nascosto. Detto questo, però, ecco la rilettura critica dell’intervista concessa agli inviati presenti negli Stati Uniti. Passaggio per passaggio, bugia per bugia.

“Da quando ci sono io il gap tra entrate e uscite (di mercato ndr) è stato molto contenuto. Non mi piace sentire fesserie da chi dice che spendiamo tanto”

Da quando è seduto sulla panchina della Juventus, il gap tra entrate e uscite è approssimativamente di 135 milioni di euro in negativo (fonte Transfermarkt.it). Colpa di campagne in cui non si è badato a spese per far partire il progetto e di cessioni sempre complicate dei giocatori via via in esubero. Non è un problema, visto che Conte questi investimenti li ha tramutati in due scudetti ai primi due tentativi. Però il gap è questo e il bilancio – malgrado il nuovo stadio – non è ancora in equilibrio.

“Guardiola dice che la Juve ha tanti soldi? Deve essere rimasto ai tempi del Brescia”

E Conte deve essersi dimenticato di cos’era la Juventus nel periodo dal 2001 al 2003 quando Pep praticò il nostro campionato. Strano, perché di quella squadra faceva parte e quindi dovrebbe ricordarsi che nell’estate del 2001 Moggi, per tenere fede all’obbligo di autosufficienza del club imposto dalla Famiglia, cedette Zidane al Real Madrid e Inzaghi al Milan finanziando l’acquisto di Buffon, Thuram e Nedved. Risultati? Due scudetti consecutivi e una finale di Champions persa ai rigori.

“Noi vogliamo crescere che non significa vincere: l’Inter vinse il Triplete ma non costruì nulla in quella stagione. Io sono sicuro che in questa stagione continueremo a crescere”

Altro cavallo di battaglia (con memoria corta). L’Inter continuò a crescere e investire dopo i primi successi di Mancini. Lasciando stare lo scudetto a tavolino del 2006, nell’estate del 2008, dopo due titoli conquistati sul campo, Moratti prese Mourinho, il numero uno su piazza, provò (fallendo) con Quaresma e poi si corresse. Un anno dopo reinvestì i 68 milioni incassati dalla cessione di Ibrahimovic portando a Milano Eto’o, Milito, Thiago Motta, Lucio e Sneijder. E con una squadra a fine ciclo vinse il Triplete.

“Il contratto in scadenza nel 2015? Non voglio un nuovo contratto. Mi sento a casa e finché avrò entusiasmo, passione e stimoli andrò avanti con la Juventus”

Nel 2015, guarda caso al termine di un ciclo quadriennale che rappresenta una sorta di spartiacque per qualsiasi tecnico e qualsiasi club di alto livello. Il 2014 è l’anno del Mondiale; una generazione di bianconeri oggi decisivi per la Juve sarà arrivata a fine percorso o quasi. Immagino Buffon, Barzagli, Pirlo, Chiellini e lo stesso Tevez. Tutti ultratrentenni. Quel giorno, soprattutto se la squadra avrà continuato a vincere, ci sarà da rifondare e ripartire. Cosa farà Conte?  Rinnoverà o andrà a scadenza dodici mesi più tardi tenendosi le mani libere alla Mazzarri?

“il 3-5-2 è il vestito adatto per questa squadra, esalta le caratteristiche dei giocatori. E’ un luogo comune dire che con la difesa a tre non si vince in Europa. Per il 4-3-3 mi mancano delle pedine in fascia…”

Fine degli esperimenti. Ma nessuno si era inventato dal nulla il tentativo di Conte di cambiare pelle alla Juventus. Rimane la suggestione del 3-3-4 che sarebbe un 3-5-2 un po’ più offensivo, ma il sospetto è che a Conte non piaccia. In fondo ha chiuso la stagione scorsa con una punta sola e Marchisio trequartista e adesso deve gestire un reparto attaccanti al limite del sovraffollamento. Messaggio alla società.

“Non ci sono gerarchie e i giocatori lo sanno… Avevamo bisogno di innalzare la competitività interna e con gli arrivi di Ogbonna, Tevez, Llorente e l’esplosione di Pogba l’obiettivo è stato centrato”

Che non guardi in faccia a nessuno lo racconta la sua storia di allenatore. Però le gerarchie ci sono, eccome. I senatori sono fondamentali e l’incedibilità di Vidal e Pogba è stata sancita a maggio come presupposto per proseguire. Non quella di Marchisio, ad esempio. E non è un caso che il Principino non sia ancora uscito dai radar dei top club di mezza Europa.

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Comments

  1. Può darsi che lei abbia ragione in questo articolo,ma traspare la sua non eccessiva simpatia nei confronti di Conte….Non dica che non bisogna essere tifosi, sarebbe banale, ma lei ha trovato tutte le negatività di Conte

  2. Dimenticavo il titolo: La guerra di Antonio….a me riporta La guerra di Piero….

  3. Carlo Francesca says:

    Non so se Conte, nella sua interviste abbia detto tante o poche bugie, ma certamente meno di Lei……..“Noi vogliamo crescere che non significa vincere: l’Inter vinse il Triplete ma non costruì nulla in quella stagione. Io sono sicuro che in questa stagione continueremo a crescere”…..Cosa centra la memoria corta ? Cosa centra Mancini ? Conte parla del 2010, del triplete. Vetta massima dell’Inter, ma anche inizio del precipizio. La certezza che Conte non ha la memoria corta e pari alla sua capacità di mistificazione. Cordiali saluti. P.S. La seguo spesso, non sapevo che lei fosse una delle “vedove” di Moggi.

    • Non sono un ‘vedovo’ di Moggi. Semplicemente nel 2001 Moggi era il dg della Juventus e, parlando di budget della Juve in quel periodo, l’ho citato. Non sono anti-Conte e la premessa è scritta nelle prime righe: sta semplicemente facendo il suo lavoro. Il paragone con Mourinho mi sembra spieghi tutto. Avete presente i foglietti dello Special One? Saluti

  4. Traspare soprattutto il rosicamento e presumo che l’autore abbia una forte, se non eccessiva (visto il risultato), simpatia per la seconda squadra di Milano. inutile rispondere punto per punto, l’arrampicata è piuttosto evidente a chi è più o meno informato sui fatti accennati.

    Capuano è relativamente un buon giornalista, peccato per questa caduta, continuerò sicuramente a leggerlo se articoli di questa qualità non dovessero ripetersi eccessivamente. Diciamo che questo è stato soprattutto un pezzo scritto con la pancia…

  5. a me sembra scritto bene

  6. blanc et noir says:

    beh, se pensiamo che la sera del secondo scudetto in tv si parlava solo dei mal di pancia di conte che voleva i top players, si capisce bene che conte è percepito come un grosso impiccio, della serie “fino a quando questo qua allena la juve come facciamo a vincere un campionato”? si rimpiangono i bei tempi dell’invece simpaticissimo duo comico blancobolli che aveva come mission non vincere neanche per sbaglio. riguardo al paragone con lo specialone mi sarebbe piaciuto un mondo vedere la sua reazione nel caso il suo pullman fosse stato preso a mattonate da una canea di subumani o se avesse dovuto andare a disputare una supercoppa con la prospettiva di dover rifare qualcosa sull’incasso ad uno dei boss della gang dei marsigliesi.

  7. michele pirina says:

    ecco un altro chiacchierone complessato! siete solo invidiosi in cazzetta!!! e non vincerete per altri 50 anni, rassegnatevi!

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