L’oro di Madrid

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Sono lontani i tempi in cui il Real Madrid chiedeva e otteneva un prestito da 151,5 milioni di euro l’acquisto di Kakà, Cristiano Ronaldo e Benzema. Era l’estate del 2009, quella in cui Florentino Perez scelse di rilanciare ambizioni e immagini dei blancos trattando con Banco Santander e Caja Madrid un finanziamento a tasso variabile con interessi dell’1,5% rimborsabile in sei anni per l’acquisto di “attivi immateriali”. Calciatori nel freddo linguaggio della finanza. Oggi che a Madrid si sta dando fondo al portafoglio per aprire un nuovo ciclo e mettere in mano ad Ancelotti una rosa di livello mondiale, la situazione economica del club contente di chiudere tutte le operazioni senza dover chiedere nulla al sistema delle banche.

La crisi spagnola non c’entra e nemmeno le polemiche sorte un anno fa, dopo che il salvataggio di Bankia con soldi europei (100 miliardi di euro) aveva portato alla luce il patto del 2009 e gli intrecci incestuosi del calcio spagnolo col sistema creditizio locale; un intreccio di convenienze politiche, passione e interessi in grado di tenere in piedi per anni un sistema in perdita per oltre 5 miliardi di euro e che per non crollare come un castello di carte ha dovuto dare in garanzia il 35% degli introiti dei diritti tv a partire dal 2014. Gli unici sicuri e, dunque, veramente esigibili dallo Stato, creditore per un miliardo di euro in tasse non pagate.

Il discorso non riguardava ovviamente Real Madrid e Barcellona, club con fatturati da capogiro e in grado di stare in piedi comunque. Però l’equazione era stata sin troppo semplice: i soldi dell’Europa per pagare lo stipendio di Ronaldo e Kakà. Ora non sarà così e l’acquisto di Bale insieme al rinnovo di CR7 (operazioni che impegneranno il bilancio del Real Madrid per complessivi 400 milioni in cinque anni) certificheranno lo strapotere economico della ‘Casa blanca’. Che quel prestito del 2009 lo sta restituendo con gli interessi e da quel giorno ha intrapreso un percorso virtuoso che ha consentito di dimezzare l’indebitamento finanziario, portare i ricavi da 407 a 514 milioni di euro (+26,2%) e varare un nuovo piano di investimenti con al centro i già citati “attivi immateriali”.

E’ tutto scritto nei bilanci e basta metterli a confronto per rispondere al veleno di chi, mentre Perez tratta col Tottenham per strappare Bale alla stratosferica cifra di 120 milioni di euro e promette a Ronaldo uno stipendio da 17 netti fino al 2018, rilucida la vecchia polemica sul rapporto tra il Real Madrid e le banche. In quella torrida estate del 2009, Perez fece tutto in poche settimane. Accordo con Santander e Caja Madrid, acquisto di Kakà, Cristiano Ronaldo (pagato cash entro il 30 giugno come risulta dal bilancio) e ciliegina sulla torta Benzema.

Allora l’indebitamento finanziario del club esplose in pochi giorni da 130 a 327 milioni di euro con esposizioni a lungo termine (2015) che si sommavano a quelli pregressi e in scadenza a breve. “Aumenteremo il valore del club, ricaveremo più introiti e avremo altri prestiti dalle banche” spiegòPerez. Era la sua scommessa e quattro anni più tardi può dire di averla vinta anche se sul campo ha raccolto poco in relazione alle risorse investite.

Perché il Real oggi si può permettere una serie di operazioni da centinaia di milioni? Per leggerlo clicca qui

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  1. […] già anticipato dall’analisi pubblicata da Calcinfaccia sul rapporto con le banche (leggi L’ORO DI MADRID) – sta progressivamente abbattendo anche l’indebitamento. La scorsa stagione si è […]

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