Iannini, il razzismo e il metodo-Tosel

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Gaetano Iannini ha scritto una piccola pagina di storia. Un po’vergognosa, come si conviene a chi in campo non è capace di controllarsi (e a Iannini era già capitato), ma pur sempre storica. E’ il primo giocatore che si vede recapitare una squalifica di 10 giornate per razzismo secondo le nuove norme della Figc, quelle che impongono la tolleranza zero.

Nessuna solidarietà con l’attaccante del Matera, sia chiaro. Del resto basta leggere l’intervista rilasciata a Panorama, l’unica prima del silenzio impostogli dalla società, per avere il sospetto che nemmeno la lezione impartitagli dal Giudice sportivo Tosel abbia in qualche modo incrinato le sue certezze.

“Gli ho detto solamente ‘guarda questo nero di merda’. Ma non sono razzista. Se fosse stato bianco gli avrei detto qualcos’altro” ha provato a spiegare. Avrebbe fatto meglio a stare zitto anche se su una cosa Iannini ha ragione e la certezza si è avuta scorrendo la rassegna stampa del giorno dopo in cui tutti si sono esercitati nel tiro al razzista spiegando che “il segnale forte ci voleva” (Gazzetta dello Sport) e finalmente “si passa a fatti concreti” (il ministro Kyange).

C’è anche chi, come il Corriere della Sera, ha sottolineato polemicamente i distinguo del comunicato con il cui il Matera ha commentato la squalifica. Un messaggio con un ‘se’ (“Se il nostro giocatore ha sbagliato…”) e un ‘ma’ (“Ma mi sembra che la sanzione abbia connotazioni mediatiche”) di troppo.

Tutto giusto a patto di non ricadere nell’errore di prendere il primo sfigato che passa per strada e renderlo il simbolo dei mali del calcio italiano. Iannini ha sbagliato ed è giusto che sconti la sua squalifica. Gioca nel Matera (Lega Pro) e a lui è stata applicata la pena massima. La sua vicenda ricorda da vicino la tolleranza zero della giustizia sportiva nei confronti della Pro Patria per gli insulti verso Boateng e i neri del Milan finiti addirittura all’Onu. Lo stadio di Busto venne chiuso per una giornata con provvedimento eccezionale, considerato che il fattaccio era avvenuto in amichevole (e infatti non capitò nulla a Boateng e al Milan che avevano abbandonato il terreno di gioco) e che dopo quel giorno Tosel ha chiuso a più riprese occhi e orecchie davanti a episodi ugualmente schifosi.

E’ vero che il prossimo campionato ripartirà con una curva chiusa per razzismo (quella della Roma), ma la sensazione lasciata lo scorso inverno è che alla Pro Patria sia stato riservato un trattamento speciale. Lo stesso si potrà dire di Iannini se il pugno duro verrà avvolto nel guanto della comprensione quando ci troveremo di fronte all’errore di un big. Difficile pensare che questa volta le cose vadano diversamente. Iannini ha sbagliato ma, per favore, non rendiamolo un simbolo della lotta al razzismo.

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