La resa

Roma Curva SudSeguimi su Twitter e Facebook

Questa fotografia, che oggi campeggia su tutti i giornali e siti italiani, accompagnando il racconto dell’esaltante pomeriggio di festa all’Olimpico nel giorno della presentazione della nuova Roma ai tifosi, dovrebbe far vergognare i dirigenti del calcio italiano. Invece non accade, anzi. Eppure sarebbe bastato un piccolo sforzo di memoria per mettere in fila cosa ha preceduto questa foto.

Chi ha portato l’intera rosa della Roma in passerella penitente davanti alla Curva Sud (chi? proprietà? dirigenti? forze dell’ordine? iniziativa dei giocatori?) ha preferito fare finta di nulla e consegnare al calcio l’ennesima immagine-simbolo della resa delle nostre società a ultras e violenti.

Si è trattata della pace pubblica tra squadra e tifosi dopo la sconfitta del disonore nel derby di Coppa Italia. 26 maggio 2013, 87 giorni fa. Quella bella serata di festa tutta romana iniziata col sequestro di asce, coltelli, picconi e armi improprie, con l’arresto di 9 tifosi (tutti romanisti) sorpresi ad aggredire i laziali o a danneggiare autovetture, e terminata con l’assalto al pullman della Roma al ritorno a Trigoria a notte fonda, con lancio di sassi e parabrezza rotto.

La bella festa dell’Olimpico era stata anticipata dal delicato striscione esposto alla vigilia sempre a Trigoria (‘O coppa o morto’), dalle botte e intimidazioni a una troupe televisiva e dalla richiesta di processo per 10 ultras giallorossi per l’assalto al ritiro della Roma di qualche mese prima (19 febbraio) in contestazione per i pessimi risultati sul campo. Fumogeni, sassi e bombe carta contro Totti e compagni.

Ma si sa, sono ragazzi e quindi tutto si può dimenticare. Anche la feroce accoglienza di luglio alla ripresa della stagione, con i blindati spediti a Trigoria per proteggere i giocatori di ritorno dalle vacanze e consentire un’inizio civile (civile?) del ritiro precampionato. Non ci voleva molto, insomma, per ricordare e decidere che quella passerella penitente sotto la Curva Sud (che sarà chiusa per razzismo alla prima in casa contro il Verona) non si poteva né doveva fare.

Invece è successo e non ce ne stupiamo minimamente. In fondo a Genova c’è chi ha fatto peggio, consentendo agli ultras, sotto processo per aver interrotto la partita col Siena e aver assaltato la tribuna, di presentarsi a Pegli per la cerimonia di riparazione alla presenza di tutta la rosa. Mani sul cuore, maglie baciate, foto ricordo e via. Davvero non c’era nessuno all’Olimpico capace di dire che no, sotto la curva per una volta si può anche non andare?

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Comments

  1. blanc et noir says:

    vabbè, una volta c’era il colosseo, adesso c’è l’olimpico, ma da quelle parti il panem et circenses non è mai tramontato. o coppa o morte, ci manca solo quello col pollice verso, sempre ripristinabile. palle al piede del calcio italiano.

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