Forza Padania!

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Una prima pagina pseudo calcistica-politica con venature di razzismo (territoriale) era quello che mancava al nostro calcio scassato, che ha vissuto le prime due giornate di campionato tra curve chiuse, assalti alle forze dell’ordine e l’agguato al pullman del Verona. Mancava e adesso c’è. ‘Forza Lazio’ è il titolone che i lettori della Padania si sono trovati questa mattina.

Conversione sulla strada calcistica? Assolutamente no. Piuttosto pieno appoggio alle parole che il ciarliero Flavio Tosi, sindaco di Verona, non ha fatto mancare per commentare il vergognoso episodio di domenica sera dopo Verona-Roma. Poteva mancare? No, non poteva. E infatti ha parlato per dire che a Verona “quel fatti non sarebbero successi” perché lì, in Padania, la sicurezza viene garantita e se non accade “si rimuove chi non la ha garantito”.

Siamo un Paese civile (in Padania) che diamine, è il pensiero di Tosi. Che ovviamente ha provocato la reazione del Questore di Roma e che è stata seguita dalle prese di posizione di un altro sindaco (Marino), di un ministro (Delrio), di politici in ordine sparso e del ct Prandelli, che è riuscito a distillare banalità anche dai fatti di Roma.

“Il nostro calcio non è così” ha detto Prandelli. E poi avanti con le solite “riflessioni” a fare, famiglie da riportare allo stadio, violenza che “non lascia indifferente” e calcio che rischia di “diventare motivo di scontro piuttosto che di incontro”. Solito armamentario inutile e demagogico, insomma. Non ci siamo risparmiati nulla e oltretutto il guaio è che il nostro calcio è questo e non, come sostiene Prandelli, il contrario.

Nel vociare post-agguato e con gli investigatori impegnati a dare un nome e un volto ai soliti noti (vale anche se si colpisce con tecniche militari a qualche chilometro dall’Olimpico così come dovrebbe valere per lo sconcio delle ‘puncicate’ a Ponte Milvio), spicca il silenzio di chi avrebbe potuto dare un segnale e ancora una volta non lo ha fatto.

La Roma non pagherà alcuna sanzione per la vergogna di domenica. Solo 5.000 euro di multa per il lancio di un bengala nel settore ospiti immortalato anche dalle telecamere. Niente per la guerriglia fuori dallo stadio (con arresti e denunce) e nulla per l’agguato in tangenziale. Sappiamo bene che così vuole il regolamento e che Tosel non ha potuto e voluto fare altro che adeguarsi.

Dallo scorso gennaio, però, noi inguaribili ottimisti coltiviamo il sogno che il Giudice Sportivo del nostro calcio un po’ cialtrone torni a far valere la ‘clausola di coscienza’ che lo portò ad archiviare il dossier sull’uscita dal campo del Milan a Busto Arsizio (illegale) con una motivazione inusuale: “Gli essenziali valori che informano lo sport e la civile convivenza escludono che possa acquisire rilevanza disciplinare un gesto di solidarietà verso un uomo vittima di beceri insulti esclusivamente per il colore della sua pelle”.

Dunque regolamento stracciato (allora) e gesto forte consegnato agli annali. Noi aspettiamo con pazienza che Tosel si risvegli dal torpore in cui sembra essere caduto da allora. Coraggio, si può fare. O, se preferite, ‘Yes we can’. Sì, insomma: se po’ fa’…

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