Le parole di Cesare

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“In serie A ci sono troppi stranieri”. Quindi mister Prandelli: i club sbagliano? “Fossi un presidente penserei a lavorare sui miei ragazzini per portarli in prima squadra completando poi il gruppo magari con degli stranieri”. Il Milan ha fatto rientrare Kakà togliendo spazi vitali a El Shaarawy… “Ecco, cosa le dicevo. E’ l’esempio di come le società italiane non sappiano valorizzare i talenti migliori. E non è l’unico”.

Ovviamente solo una parte di questa intervista è vera ed non è la seconda, quella riguardante El Shaarawy. Peccato, perché tutto il ragionamento sulla miopia dei club italiani da parte del ct sarebbe stato nobilitato dall’ovvia conclusione che il Milan ha fatto una scelta illogica se ritiene che l’italo-egiziano sia un punto fermo per il futuro. E lo stesso vale per Saponara, acquistato con una valutazione vicina ai 10 milioni di euro dopo i 13 gol nell’ultima B e presto chiuso anche dal giapponese Honda.

Oppure per i baby attaccanti che la Juve manda in giro per la serie A e che spesso appaiono già potenzialmente più funzionali di chi veste bianconero come Gabbiadini (avrebbe fatto rimpiangere il tandem Bendtner/Anelka o l’attuale Llorente?). Il discorso si potrebbe allargare ad altre piazze ed altre scelte di mercato, ma a fare la differenza sarebbe la seconda parte dell’intervista, quella che Prandelli non ha mai rilasciato guardandosi bene dal dare nome e cognome alla sua indignazione di ct in difficoltà.

Cosa ha detto, invece, sulla situazione di El Shaarawy che contro la Bulgaria finirà nuovamente in panchina? Queste parole: “La concorrenza fa parte del lavoro, è la strada da percorrere per diventare un grande giocatore. C’è competizione perché ci sono società con rose vaste”. Anche il ct tiene famiglia, insomma. E magari tra qualche mese sarà in corsa per sedere sulla panchina che oggi è di Allegri o su quella di Conte o altre ancora. Meglio evitare.

El ShaarawyEl Shaarawy si arrangi. Del resto non è troppo difficile capire il suo stato d’animo un po’ depresso. Un anno fa stava per iniziare la cavalcata che lo ha portato a essere il salvatore del Milan scivolato in zona retrocessione. Ancora a gennaio Galliani gongolava giurando di aver messo insieme con Stephan e Balotelli “la coppia del futuro”. Poi ha avuto una crisi di crescita, ha smesso di segnare e ha vissuto un’estate da separato in casa e uomo da vendere. Oggi apre i giornali e legge ipotesi di formazione in cui, con il cambio a un modulo per lui non congeniale, è scivolato a quarta scelta dell’attacco rossonero.

Non deprimersi sarebbe un miracolo. Se Prandelli, insieme gli altri intervenuti sull’argomento, avesse compiuto il passo di trasformare un ragionamento buono per tutte le stagioni al suo caso concreto forse avrebbe aiutato il Faraone e con lui tutti gli altri che invece se ne stanno seduti in panchina e hanno poco di che consolarsi. Anzi, no. Sanno che c’è un ct convinto che gli stranieri in Italia siano troppi. A patto di non fare nomi.

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