Le ferie (pagate) del Sassuolo

SassuoloEsauriti gli aggettivi per descrivere la passeggiata dell’Inter al Mapei Stadium, registrata la stizza di patron Squinzi e buttata lì un’occhiata distratta alla classifica che relega il Sassuolo all’ultimo posto a quota zero dopo 360 minuti di serie A, qualche riflessione sul campionato alla spagnola che l’Italia sta offrendo in questo avvio di stagione merita di essere fatta.

Perché il Sassuolo che ne incassa 7 dall’Inter, dopo averne prese un paio da Torino e Verona e addirittura 4 (sempre in casa) dal Livorno, non è solo una questione di folklore ma rimanda ad altri campionati. Quanti punti avrà fatto a maggio la squadra di Squinzi? Più o meno dei 22 del Pescara della scorsa stagione? Più o meno dei 22 del Cesena retrocesso con settimane d’anticipo nel 2011? O dei 24 del Bari post-Conte?

Ovviamente l’augurio per il Sassuolo è di salvarsi, ma basta prendere una calcolatrice per scoprire che Bari, Siena e Pescara messe insieme non sono riuscite in tre anni a fare più punti della Juventus campione d’Italia: 87 contro 68. Anzi, non si sarebbero nemmeno qualificate alla Champions League collocandosi in quinta posizione, tra Fiorentina e Udinese,

Una presenza irrilevante per tre squadre che al sistema-calcio sono costate dal 2010 a oggi circa 100 milioni tra ricavi dei diritti tv ripartiti collettivamente secondo la legge Melandri (entrata in vigore proprio nel 2010), incasso da stadio virtuale e il paracadute plurimilionario che la Lega, cioè principalmente le big, aprono ogni anno per proteggere l’ascensore tra A e B delle piccole.

Cento milioni di euro in tre stagioni per raggranellare 68 punti e contribuire poco se non nulla alla valorizzazione del prodotto. Oggi che i broadcaster lasciano intendere di poter abbassare le loro offerte nel triennio 2012-2015 mettendo in crisi soprattutto chi investe davvero nel calcio, non sarebbe male aprire una riflessione sull’utilità di quei soldi riconosciuti a realtà che spesso costruiscono squadre su prestiti, ricicli e vecchi cavalli di ritorno. Una gita di un anno in serie A vale comunque il prezzo del biglietto; retrocedere non è più un dramma.

E’ successo al Pescara un anno fa: 21,3 milioni di euro dai diritti tv più 5 milioni cash come paracadute per la retrocessione. Se per caso fosse riuscito a salvarsi almeno una volta l’assegno sarebbe raddoppiato. Tre o più anni in serie A prima di cadere? 15 milioni. Ogni anno la serie A spende 30 milioni di euro per il paracadute che si aprirà anche per il Sassuolo nella malaugurata evenienza della retrocessione.

Patron Squinzi, che con la sponsorizzazione monstre della Mapei (sul modello di quelle del Psg che non piacciono all’Uefa fatte le debite proporzioni) ha consentito alla sua società di chiudere l’ultimo bilancio conosciuto in attivo di 1,3 milioni di euro, alla fine di questa stagione avrà ricavato non meno di 30 milioni dalla sola presenza in serie A spendendone una decina sul mercato (saldo – 5,5 secondo la Gazzetta dello Sport) e presentandosi al cospetto dell’affamata Inter con Pomini, Magnanelli, Gazzola, Pucino, Rossini, Bianco, Chisbah e qualche mestierante di categoria. Daccordo gli infortuni e la sfortuna, ma ne vale la pena?

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