Il marketing etico di Prandelli

Italy Training Session & Press ConferenceChissà se Prandelli riuscirà a restare serio quando gli faranno l’ennesima domanda sul codice etico. Lui, l’allenatore gentiluomo per il quale non è valsa nemmeno la prova tv per ammettere che gli era scappata un’umanissima bestemmia in panchina (Non mi ricordo cos’ho detto, probabilmente sarà stato un ‘dai, andiamo’. In ogni caso non dico mai Dio, semmai dico zio” disse. E tutti a prenderla per buona), che gode di così buona stampa da essere considerato insieme allenatore, educatore e modello di etica. Se ci riuscirà avrà fatto il colpo perfetto, perché l’ultima sterzata sull’applicazione del codice interno alla nazionale da lui varato, è così spericolata da spedirlo direttamente al capitolo ‘buffonate’. Senza sconti.

Dire che si è arrampicato sugli specchi per spiegare che Balotelli sarà convocato contro Danimarca e Armenia “perché ha scontato la squalifica e non convocarlo sarebbe una punizione aggiuntiva alla punizione” è il minimo. Aggiungere che molto ha contribuito la decisione del Milan di ritirare il ricorso per motivi etici sfiora il ridicolo; sarebbe bastata una telefonata a Galliani e all’avvocato Cantamessa per spiegare che il club di via Turati ha desistito anche perché il referto era così duro che non esistevano margini per uno sconto (come lo stesso Galliani ha onestamente ammesso).

Cesarone invece lo ha fatto. Ha sfidato il ridicolo e la cosa è pure accettabile, considerato che c’è un Mondiale da preparare e alla fine a lui sarà chiesto di portare l’Italia il più avanti possibile, senza troppo guardare per il sottile. Dunque Balotelli serve, è intoccabile e lo sarà anche nei mesi a venire. Che ci sia almeno risparmiata la pantomima dell’ultima chance perché il sentiero è già stato percorso. Ricordate? Gennaio 2012, scarpata in testa a Parker durante ManCity-Tottenham, squalifica in Premier e perdono del c.t.. Oppure la convocazione per la Confederations malgrado gli insulti a un assistente al termine di Fiorentina-Milan (aprile 2013). O il “valuterò le immagini” dopo il rosso contro l’Arsenal (aprile 2012) e il “non mi sembra gravissimo” destinato alle mani sul pube rivolte al pubblico interista dopo l’ultimo derby.

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