I 63 giorni della vergogna

Beretta Lega Serie ADove erano i dirigenti del calcio italiano negli ultimi 63 giorni? Su Marte o in Terra? Erano qui, addormentati come al solito, oppure impegnati a discutere di calciomercato, arbitri e diritti tv. C’erano ma hanno dormito per 63 giorni prima di accorgersi dell’effetto dirompente delle nuove norme antirazzismo, partorite con una circolare semplice semplice pubblicata dalla Figc il 5 agosto. In piena estate.

Hanno dormito grosso, come tradizione, e adesso si sono svegliati di botto. Hanno messo nero su bianco che la ‘discriminazione territoriale’ deve essere cancellata perché esiste solo da noi, che la tolleranza zero senza attenuanti consegna i club nelle mani delle frange estreme degli ultras e che il campionato appena partito è destinato a essere falsato da sanzioni che presto prenderanno la forma di vittorie a tavolino e penalizzazioni in classifica.

Benvenuti sul pianeta Italia. Davvero. Meglio tardi che mai, ma questa volta è davvero tardi perché difficilmente Abete potrà cambiare in corsa una norma voluta per rispettare la politica dell’Uefa, con buona pace degli strepiti di oggi, dell’allarme (inascoltato) lanciato dal Viminale lo scorso 19 settembre (LEGGI QUI) e dei tanti segnali che avrebbero dovuto essere colti in questi 63 giorni e, invece, sono stati colpevolmente lasciati cadere.

Adesso è tardi e la sfida finale degli ultras è stata lanciata. Sentite il ‘Barone’ Giancarlo Capelli, capo storico della Curva Sud del Milan: “Sapevamo cosa stavamo facendo ed eravamo consapevoli del significato di quei cori e di cosa avrebbero provocato. La Lega ha fatto un gradissimo errore con le nuove norme. Pensate che le altre tifoserie staranno zitte? Altre curve faranno altri cori e chiuderanno tutti gli stadi”. Punto. Non molto dissimile dagli striscioni comparsi a Napoli e San Siro nel giorno 61 e 62 di questa farsa.

Eppure in mezzo c’è stata la notte della Supercoppa, la squalifica della Curva Nord della Lazio, il ricorso di Lotito sbeffeggiato ma non da tutti, perché qualcuno si era accorto che le nuove norme erano una bomba pronta a esplodere (LEGGI QUI l’appello di Panorama del 21 agosto). Il campionato non era ancora partito, ma niente. Poi i buu razzisti di Inter-Juve (14 settembre) e la squalifica alla Curva Nord: altro ricorso e altra bocciatura. L’allarme del Viminale (19 settembre): nulla. I cori di Reggio Emilia ignorati dagli ispettori federali (22 settembre) e quelli prima e durante Milan-Napoli con squalifica della Curva Sud.

Poteva essere il momento giusto e, invece, non si è fatto niente. Anche se il sospetto di ricatto era già bello evidente, tanto da spingere l’Inter in Questura a parlare con i dirigenti dell’ordine pubblico (24 settembre). I vertici della Lega? Assenti. Presidenti e dirigenti vari? Nulla. Silenzio. Anzi, peggio, la solidarietà del Milan (allenatore e rosa al completo) alla delegazione ultras (“Sono stati impeccabili” secondo Allegri e “meravigliosi” per Galliani) fatta entrare a Milanello per tenere a rapporto la squadra alla vigilia di Milan-Samp (28 settembre) caratterizzata dalla delirante manifestazione all’esterno dello stadio con coro e striscione sul tema anti-napoletano.

Cosa attendersi dal calcio italiano se nemmeno si riesce a tenere i responsabili fuori da un centro di allenamento? E non è un problema del Milan, ma di tutti. Si è corsi veloci fino al giorno 62 e 63 della vergogna, A Juve-Milan con i suoi cori “consapevoli” (secondo il leader della Curva Sud), alle minacce di San Siro (“Visto che con le vostre leggi e’ cosi’ facile chiudere un settore la prossima volta quando chiuderlo lo decidiamo noi’‘) e alla provocazione di Napoli. Poi il verdetto di Tosel e la sveglia che è suonata, improvvisa e dura come un gong. Adesso che facciamo? Nulla, a meno di non voler riscrivere le regole in corsa.

Ah, in mezzo c’è stato anche un Giudice sportivo che si è dimenticato le nuove norme e ha solo multato il Monza (Lega Pro) per cori razzisti con sospensione della partita. Possibile? No. Ma perché la Figc si muovesse è dovuta intervenire la stampa (poca) che si è accorta del pericoloso precedente (LEGGI QUI). Poi si è mossa la Figc che altrimenti dormiva sonni grossi come tutti gli altri. Capito perché siamo arrivati qui? E adesso si può serenamente tornare a parlare di fuorigioco, rigori, complotti e diritti tv. Buona notte.

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Comments

  1. dondiego says:

    Gli striscioni nella Curva B del Napoli erano due, uno in alto (non riportato da nessuna agenzia di stampa) che recitava “Il coro del rivale non è discriminazione territoriale” e poi sotto, in balaustra, c’era l’altro (quello riportato dai media) su cui era scritto “Napoli colera. E adesso chiudeteci la curva”.
    Fonte: un ultrà del Napoli da me contattato stamane.

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