Indietro tutta

Giancarlo AbetePer una volta ci sentiamo di esprimere solidarietà massima ad Giancarlo Abete, presidente di una Federcalcio costretta a varare la marcia indietro sulla questione razzismo e chiusura degli stadi in nome della pace sociale. Che le norme passate quasi di nascosto tra giugno e agosto fossero troppo rigide e, dunque, sbagliate, l’abbiamo scritto in tempi non sospetti.

Quello che esce dalla riunione straordinaria messa su in fretta e furia per evitare il ricatto delle curve, però, è un pasticcio che riporta l’orologio del calcio italiano indietro nel tempo senza colpire quel nucleo di rapporti incestuosi (e fuori legge) che continua a legare i club agli ultras senza che i primi facciano nulla per affrancarsi.

Ha detto Abete di essere rimasto deluso dalla reazione delle società e dal fatto che nessuna abbia colto l’occasione delle squalifiche per prendere distanza definitivamente dalla propria curva. Ha citato Lotito, unico a fare guerra agli ultras, e ha detto che si sarebbe aspettato una sollevazione dei giusti nella guerra contro gli altri.

Non è avvenuto e il calcio italiano ha deciso di aggirare il problema tornando indietro. La mascherina di facciata è che la ‘discriminazione territoriale’ resterà equiparata a quella razziale, ma è una non notizia visto che già da anni era così e difficilmente si sarebbe potuta cancellare una giurisprudenza lunga un decennio. Il resto, però, suona da resa (quasi) totale a partire dalla rimodulazione delle sanzioni con esclusione degli stadi e dell’intervento sull’aspetto sportivo del campionato (0-3 a tavolino e penalizzazioni), per finire a quella che è stata definita uniformità di segnalazione.

D’ora in poi il coro dovrà essere udito in maniera chiara, magari scritto su più di un referto, soppesato e valutato da sestetto di ufficiali di gara e collaboratori della Procura e, infine, vagliato da Giudice sportivo. E anche una volta passato questo filtro potrà essere applicata una condizionale che sospenda l’irrogazione della squalifica. Sulla carta nulla di diverso da quanto avviene in campo Uefa. Nella realtà un ritorno al Medioevo e c’è da scommettere che torneranno d’attualità anche le multe a pioggia che i club hanno sempre pagato senza fiatare e, soprattutto, senza chiedere mai conto ai veri responsabili.

Non si ha notizia di azioni di rivalsa verso gruppi ultras o singoli, anche quando identificati da telecamere e daspati dalle autorità di pubblica sicurezza. Meglio pagare e lasciar fare. Le nuove norme, sbagliate, rompevano questo giochino chiamando i club a una scelta definitiva. Non è un caso che contro si siano mosse le curve e le società all’unisono. Ognuna aveva un territorio da difendere. Il sospetto drammatico è che fosse lo stesso.

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