Il sudoku di Mazzarri

PEGASO - INTER - CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE WALTER MAZZARRI, NUOVO ALLENATORE - INTER - CONFERENZA STAMPA PRESENTAZIONE WALTER MAZZARRIFiltra un po’ di comprensibile delusione dopo il pareggio di Bergamo che ha rinviato a data da destinarsi le ambizioni da podio dell’Inter. Comunque la si voglia girare è stato un mezzo passo falso, la prima volta forse in cui Mazzarri si è trovato solo a difendere una prestazione non in linea con le attese.

Non era successo a Cagliari, dove l’Inter aveva a lungo dominato, e nemmeno a Torino, partita condizionata dall’espulsione repentina di Handanovic. Nemmeno il k.o. contro la Roma era stato classificato sotto il capitolo ‘delusioni’ perché in fondo la squadra di Garcia si era dimostrata superiore e c’era pur sempre il piccolo alibi del rigore farlocco regalato a Gervinho.

A Bergamo è mancato tutto questo ed è mancata, per la quarta volta in 10 partite, la capacità di congelare un risultato positivo. Juventus, Cagliari, Torino e, ora, Atalanta: quattro partite con l’unico filo conduttore della vittoria sfuggita quando le cose si erano messe in discesa. Il problema non è solo numerico, nel senso di punti che vengono a mancare e che dilatano la distanza dal vertice della classifica. Il problema è che l’Inter post-Stramaccioni ha bisogno come l’ossigeno di consapevolezza e convinzione che si ottengono prima di tutto con la continuità di risultati e con l’ebbrezza di stare in alto, insieme alle altre, per poi giocarsela da primavera in poi.

Il bilancio dell’ultimo mese è negativo. La squadra, che nelle prime 5 giornate aveva raccolto punti e consensi per la sua solidità (13 punti con 16 gol fatti e 3 subiti) ha invertito la tendenza mettendo insieme nelle successive 5 sfide la miseria di 6 punticini con 9 gol fatti e 10 subiti.

Il dato che balza più agli occhi è proprio quello della tenuta difensiva, la “chiesa in mezzo al villaggio” da cui Mazzarri era partito avendo ereditato un gruppo devastato da una stagione modello-Zeman. Si capisce la difficoltà del tecnico a legare il calo di prestazioni all’assenza di Campagnaro, anche se è quasi banale sottolineare che la tendenza si è invertita quando l’argentino è mancato (29 settembre a Trieste contro il Cagliari, giusto un mese fa). Il terzetto Rolando-Ranocchia-Juan Jesus non ha offerto garanzie e Samuel ha sporcato il ritorno con la chiusura sbagliata su Denis.

Mazzarri ha sorvolato dicendo che l’assenza di Campagnaro non cambia nulla. Lo prendiamo per buono. Meno accettabile il rimpianto di Milito per spiegare la mancanza di cinismo di una squadra che non chiude quando potrebbe. Proprio la necessità di equilibri generali aveva partorito tra il consenso generale il modulo a una punta (Palacio) con trequartista alle spalle (Alvarez). Milito, anche quando è tornato sano, è stato centellinato: 65 minuti in tutto, panchine contro Juve e Fiorentina, flash contro Cagliari (2′) e Roma (21′).

Non è lui che manca, ma un’Inter che regga al momento le due punte. Altrimenti si potrebbe dare qualche spazio in più a Icardi, che è penalizzato da un fastidio che ne impedisce un corretto allenamento, ma che fin qui ha visto il campo pochissimo: 215′ spalmati in 6 partite e quasi sempre lasciando una sua impronta. Milito, Icardi e Belfodil insieme arrivano a malapena alla metà del minutaggio di Palacio, unico vero insostituibile (431′ contro 795′). Troppo poco per provare a fare il salto di qualità. Vista da qui l’Inter di Mazzarri rischia di specchiarsi troppo nel passato recente e il fatto che anche a Bergamo sia partita con dieci undicesimi della formazione dell’anno scorso non depone a suo favore. Ovviamente non dovrà essere così e il tecnico saprà trovare la quadratura del cerchio: un po’ più spregiudicati e allo stesso tempo solidi come a settembre. Il fallimento non è contemplato, pena mettere in discussione l’ennesima rifondazione per prepararsi a un nuovo giro di Walter.

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