E’ la stampa bellezza

Corriere dello Sport CuadradoPremessa doverosa: ogni direttore è libero di fare il suo giornale come si trattasse di scegliere l’arredamento di casa sua e l’obiettivo numero uno è vendere copie che significa, soprattutto in un momento di grave crisi del settore editoriale, garantire la sopravvivenza della testata e dei posti di lavoro che ne dipendono.

Finita la premessa, però, non si può non sorridere davanti all’acrobazia dei titolisti del Corriere dello Sport che hanno spinto il concetto di marketing editoriale sino all’estremo anche a costo di sfidare il ridicolo.

Quelle che vedete (l’anomalia è stata segnalata da @GiuSette7) sono le prime pagine delle due edizioni del CorSport. Una, quella rossa, venduta da Roma in giù, e l’altra che si può trovare nelle edicole toscane ed emiliane, erede del glorioso ‘Stadio’ che occupava quel territorio sino al termine degli anni Settanta, prima della fusione con il Corriere dello Sport.

Immaginiamo l’imbarazzo in redazione quando intorno alle 22,25 – a rotative quasi calde – Cuadrado è precipitato a terra, Calvarese l’ha espulso e le moviole hanno dimostrato con immediata chiarezza che si era trattato di abbaglio storico da parte dell’arbitro. Che fare? Al CorSport hanno scelto la soluzione più geniale: due prime pagine, due pubblici, due posizioni. Da una parte l’esaltazione dell’impresa del Napoli con piccolo richiamo al fatterello, dall’altra la rabbia di Firenze sparata a nove colonne.

Un capolavoro di equilibrismo. Un po’ meno un esempio di coerenza quale i quotidiani, fatta la premessa di cui sopra, dovrebbero comunque applicarsi perché a noi piace pensare che l’acquisto e la lettura del giorno dopo continuino ad avere senso proprio perché quelle 36 pagine servono a dare un taglio, un’interpretazione, fare anche una battaglia d’opinione e non semplicemente a registrare cose che la bulimia di immagini televisive ormai copre ampiamente.

Ecco perché nel nostro piccolo bocciamo il marketing editoriale del CorSport. Preferiamo il giornale che spara in prima l’indignazione sul modello del celebre ‘Non sono ancora riusciti a far vincere l’Inter’ (primavera 2008) di questo. Si può fare meglio, anche a costo di vendere qualche copia in meno.

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