La sfida del Psg

PsgSe Platini non interverrà prima con il suo fair play finanziario, nel giro dei prossimi tre anni il Psg diventerà uno dei club più ricchi del mondo, società capace di fatturare oltre mezzo miliardo di euro come Real Madrid e Barcellona e di garantirsi un bilancio in equilibrio.

E’ l’obiettivo di Al Thani e della proprietà qatariota del Psg, scritto in un documento riservato che viene pubblicato da Le Parisien e che autorizza più di una riflessione sul senso della stretta finanziaria imposta dall’Uefa e che dalla prossima stagione dovrebbe cominciare a tramutarsi in sanzioni, multe e squalifiche.

Gli emiri prevedono di arrivare nella stagione 2014-2015 alla soglia dei 500 milioni di euro di fatturato per poi spingersi fino a 540 nel 2016. Numeri da top club mondiale, lontanissimi dai 93,9 milioni ereditati nell’inverno 2011 e che giustificherebbero l’investimento fatto su Parigi anche in termini economici. Certo, si tratta di bilanci che dal 2012 sono ‘drogati’ dall’effetto della sponsorizzazione da 200 milioni di euro a stagione dell’Ente del Turismo del Qatar su cui l’Uefa sta indagando e che potrebbe essere tagliata agli effetti del fair play finanziario.

Però la crescita del club è rapida ed esponenziale anche in tutte le altre voci del bilancio e impone una riflessione seria. Qualche esempio? I diritti tv sono destinati a passare da 46 a 90 milioni a stagione dal 2012 al 2016, le partnership commerciali (Qatar a parte) da 14 a 70, il merchandising da 13 a 40 e il ricavo da biglietteria da 32 a 78. Il Psg fa già parte dell’elite europea per molte di queste voci: i contratti con Nike ed Emirates da 25 milioni di euro a stagione sono sul livello dei club di prima grandezza. Le operazioni di merchandising stanno cominciando a dare i primi frutti e nell’ultima stagione il Psg e Nike hanno venduto 400mila magliette. Dopo l’Europeo 2016 il Parco dei Principi avrà una zona-Vip d 4.500 posti contro i 2.000 attuali.

Tutto questo se l’Uefa e il fair play finanziario non interverranno a gamba tesa con l’esclusione dalla Champions League che farebbe crollare il piano finanziario. Avverrà? In Francia si dicono sicuri che Platini non avrà la forza per costringere il calcio europeo a rinunciare ai soldi degli investitori arabi. Gli altri top club dell’Eca attendono alla finestra preoccupati e anche infastiditi dall’immobilismo attuale dell’Uefa nei confronti del Psg, anche se vale la pena ricordare che il fair play finanziario è uno strumento di controllo e sanzione, non di prevenzione.

Se il piano di Al Thani svelato da Le Parisien dovesse andare a buon fine, però, si aprirebbe anche un dibattito sulla necessità di rendere possibile l’ingresso di nuovi capitali in società oggi medio-piccole ma con potenziali di crescita elevati. Se il Psg moltiplicherà il suo fatturato di 5,75 volte in sei anni grazie agli investimenti qatarioti, in fondo non avrà fatto altro che ripetere la ricetta del Real Madrid dei ‘galattici’ di Florentino Perez, passato da 138 a 520 milioni in un decennio di spese folli, non sempre utili dal punto di vista sportivo ma certamente funzionali al marketing. Allora non c’era Platini e la sua crociata, oggi sì. Dove sarebbe il Real Madrid se nel 2000 fosse stato in vigore il fair play finanziario?

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